Recensioni

Nomofobia

Nomofobia (2018)

Director: Ado Hasanovic

Producer: Ado Hasanovic

Co producer: Elisa Bondavalli, Fabrizio Iotti, Nema Problema Onlus

Writers: Elisa Bondavalli (story and screenplay)

Cast: Lisa Granuzza Di Vita, Tiziana Bagatella


Accendere il gas, aprire il rubinetto, sentire il citofono: semplici momenti di una qualsiasi giornata tipo. È così che si apre il cortometraggio del regista bosniaco Ado Hasanovic, Nomofobia: questo prende avvio dalla quotidianità, avvolgendo lo spettatore con i suoni ancora prima che con le immagini. Accompagnato dal rumore di alcuni passi e dallo scorrere dell’acqua, nella prima inquadratura, un campo medio svela la figura di una donna durante la preparazione del pranzo per sua figlia Jessica. Nomofobia racconta un normale pomeriggio tra madre e figlia destinato a degenerare in seguito al momento in cui la madre decide di sequestrarle il cellulare.

Il termine Nomofobia nasce infatti dalla crasi di “no-mobile phobia”, il vero incubo del XXI secolo: la paura di non avere il telefono continuamente a portata di mano. Ado Hasanovic, traendo spunto da un fatto di cronaca, costruisce una storia claustrofobica girata non solo in un unico piano sequenza ma anche all’interno di una sola location. Attraverso l’utilizzo della macchina a mano il regista pedina le due protagoniste e si sofferma spesso sui loro primi piani, mettendone a nudo le fragilità e le peculiarità e accompagnando lo spettatore dentro un racconto via via sempre più avvincente e drammatico. La sequenza più emblematica, proprio per il modo in cui il virtuosismo della regia rispecchia le condizioni dei personaggi, è quella in cui ribaltamento della prospettiva data dal capovolgimento della macchina da presa va a coincidere con il radicale cambiamento di Jessica, ormai destinata alla totale follia. La ragazza si slega sempre più dalla realtà, quasi sdoppiandosi: non a caso ricorre l’immagine dello specchio, simbolo per antonomasia della dualità. Significativo è infatti il litigio che spacca lo schermo in due: a sinistra domina la scena Jessica “riflessa” in tutta la sua strafottenza mentre la madre, stanca ed esausta, a lei speculare, cerca di farsi strada in un dialogo ormai fine a se stesso.

Nomofobia è un’opera che cresce progressivamente, soprattutto grazie alle interpretazioni di Lisa Granuzza Di Vita e Tiziana Bagatella le quali, perfettamente calate nel ruolo, riescono a far esplodere le pulsioni più estreme portando la suspense al suo apice in un finale crudo sul quale incombe un’aura oscura. Grazie a uno stile che sta addosso ai personaggi, lo spettatore viene catapultato dentro la loro quotidianità che, gradualmente, diventa emblematica di una realtà universale di cui chiunque può diventare vittima. Con un climax di tensione ormai forse inarrestabile, per mezzo di un ampio movimento di macchina, il regista si avvicina gradualmente alla donna per poi virare meticolosamente fino a soffermarsi sul volto imperscrutabile di Jessica. Ed è così che pone sullo schermo una delle questioni più invisibili della nostra epoca affidandosi a un’immagine straordinariamente forte e radicale.


Eleonora Alessandra Spiga

@PASSAGGIDAUTORE.INTRECCIMEDITERRANEI 2016