Recensioni

The President’s visit - Edizione 2017

Cyril Aris, Libano, (2017), 19’


Cyril Aris è una vecchia conoscenza di Passaggi d’Autore, presente anche lo scorso anno come produttore del cortometraggio Submarine di Mounia Akl, opera che attraverso l’eccesso scenografico e l'horror vacui raccontava lo smarrimento della società libanese in chiave amara. Quest’anno ci presenta invece un’opera decisamente più vivace e ironica.

Un artigiano del sapone di carattere mite e remissivo, riceve una chiamata dallo staff del Presidente. Gli viene intimato di preparare un grosso quantitativo di sapone per la “pulizia” che il loro leader dovrà operare nella società. Questo evento scatenerà nel paesino febbricitanti preparativi e le proverbiali gelosie tipiche delle comunità ristrette.

Di particolare interesse socio-culturale, il film mette in evidenzale contraddizioni della società libanese che vede nella figura del leader politico un elemento da adorare, rispettare, festeggiare ed imitare al grido “Vogliamo il sapone che compra il Presidente”.

Il cortometraggio sfrutta un ottimo Mc Guffin per portare alla luce la tematica per cui le persone sono disposte ad appigliarsi a qualsiasi cosa pur di prevalere sugli altri e mostrarsi al meglio davanti alle autorità. Questo punto è infatti una delle più grandi contraddizioni di una società che accetta passivamente il degrado quotidiano, ma che sembra vivere fremiti di moralismo all’imminente prospettiva di un evento ufficiale. La società del paesino è un perfetto spaccato di quella più ampia libanese, dove l’apparire diventa una mossa efficace per vincere nel gioco della prevalenza degli ego. Naturalmente, la metafora può essere estesa alla società umana in generale, di ogni latitudine e longitudine. 

La comunità allo stesso tempo unita e divisa nella competizione inevitabilmente arriverà ad uno scontro, riportando a galla i propri difetti.

La critica socio-politica è palese nella rappresentazione di una comunità dipinta come un gregge di pecore che in adorazione seguono, senza forse capirne realmente il significato, le figure autoritarie.

Bene interpretata dagli attori principali (Mounia Akl, Nicolas Daniel), The President’s visit mostra nell’organizzazione delle scenografie e della gestione dello spazio delle inquadrature una cura dei dettagli che non sfugge all’osservatore più attento. La fotografia, pulita e caratterizzata da colori caldi e vivaci, completa il quadro di un buon prodotto, la cui unica piccola pecca è di durare qualche minuto di troppo nella seconda parte, rallentando quindi la narrazione. 

Matteo Bardi

@PASSAGGIDAUTORE.INTRECCIMEDITERRANEI 2016