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2720 di Basil da Cunha (Svizzera, Portogallo, 2023)

2720 di Basil da Cunha (Svizzera, Portogallo, 2023)

Camila, una bambina di 7 anni, si aggira per le strade del malfamato e vivace quartiere di Reboleira in cerca del fratello. La notte precedente, come spesso accade, la cittadina è stata teatro di un violento blitz della polizia. La sua ricerca s’incrocia con quella di Jysone: il giovane è uscito di prigione da qualche settimana e sta cercando qualcuno che possa accompagnarlo alla sua prima giornata di lavoro, per evitare di arrivare in ritardo. Le vie del destino porteranno entrambi a incontrarsi nella peggiore delle situazioni.

 

I vicoli labirintici del malfamato quartiere portoghese di Reboleira vengono esplorati dal regista attraverso sinuosi piani sequenza che svelano, passo dopo passo, una realtà ben lontana dall’immaginario collettivo che abbiamo di Lisbona. Questo quartiere, abitato prevalentemente da cittadini di origine capoverdiana, pulsa di vitalità nonostante l’evidente degrado. È forse questa l’originale chiave di lettura che de Cunha ci offre: siamo travolti dalla forza vitale e dal senso di comunità degli abitanti, aiutanti “silenziosi” che popolano le strade e sostengono i due protagonisti nelle loro ricerche.

Camila, una bambina di sette anni, è preoccupata per il fratello, disperso dalla notte precedente dopo un violento blitz della polizia. La paura che possa essere stato coinvolto la spinge a vagare per il quartiere con determinazione infantile. Jysone, un giovane uscito di prigione da poche settimane, condivide lo stesso timore di incontrare la polizia. Il ragazzo sta cercando disperatamente qualcuno che lo accompagni al suo primo giorno di lavoro per evitare di arrivare in ritardo, ma il senso di urgenza della sua ricerca si mescola alla consapevolezza di essere costantemente a rischio.

Non sono solo le storie dei due giovani a catturarci: è il quartiere stesso il vero protagonista. Strade povere e una comunità resiliente, che si sostiene a vicenda mentre lotta contro una violenza sistemica, cercando in ogni modo un riscatto sociale. La regia, che utilizza al meglio attori non professionisti, racconta con una narrazione semplice ma incisiva la vita di una comunità che ha imparato a sopravvivere con le proprie regole, nonostante tutto. Due piccole storie che fanno da cornice a tematiche urgenti e attuali, arrivando dritte al cuore. I due protagonisti, infine, si incontreranno proprio nella situazione che più temevano, in un finale aperto che ci lascia un senso di inquietudine e del quale, nostro malgrado, ne possiamo già intuire l’epilogo.

di Ailen Pasos.

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