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Aqueronte – Manuel Muñoz Rivas, Spagna

Aqueronte – Manuel Muñoz Rivas, Spagna

AQUERONTE
Manuel Muñoz Rivas, Spagna, 2023, Fiction, 27’

Un’opera universale che riflette sul senso della vita e della morte, un viaggio che è metafora della condizione umana come rito di passaggio, di accettazione della fine.

A bordo di un traghetto per attraversare un fiume, un gruppo di passeggeri riflette e discute sulla morte, nell’attesa di una meta che sembra non giungere mai. Quel che dovrebbe essere un breve viaggio di attraversamento da una riva all’altra di un fiume viene esponenzialmente dilatato nello spazio e nel tempo: il letto del fiume sembra ingigantirsi, l’altra sponda non vuole comparire all’orizzonte, il tempo filmico si amplia raggiungendo quasi la mezz’ora, il tempo diegetico arriva a compiere l’intero arco di un giorno.
Il cortometraggio si apre all’alba, quando la nebbia non permette al sole di fare capolino, con i personaggi che espongono con difficoltà le proprie angosce, attraverso frasi spezzate e sguardi intimoriti. Quando i raggi di luce penetrano la nebbia, nelle ore solitamente dedicate alla veglia, i passeggeri dormono, e solamente in questa breve parte del tragitto paiono sollevati, come se il sonno e il sogno fossero l’unico scampo alla morte e ai cupi pensieri legati ad essa. Nel finale, eccezion fatta per i bambini, ingenue anime che scherzano sul misterioso e inquietante traghettatore Caronte, cala la notte e tornano i volti allarmati, inquieti: si sta giungendo alla fine del viaggio e all’approdo a una meta apparentemente sconosciuta.

Nel mentre la traversata perdura, i passeggeri, persone comuni di ogni età e ceto sociale, conversano mestamente con voci spesso fuoricampo. Sono i vivi che restano, che sopravvivono ai defunti, e che vengono accomunati dalla morte a loro vicina, che li ha toccati nel profondo suscitando in loro una riflessione, oppure sono essi stessi delle anime che devono intraprendere un dantesco viaggio verso l’aldilà? Non ci è dato saperlo. Ma il fulcro del racconto è l’incertezza del futuro: che cosa verrà dopo? Cosa accadrà alla fine del viaggio? Un’ambientazione visiva e sonora che tende all’onirico trasporta lo spettatore in uno spazio immersivo, accompagnandolo nel viaggio come se fosse uno dei passeggeri. Un grandissimo senso della composizione rende ogni inquadratura una fotografia, pensata meticolosamente in ogni suo aspetto, ma talmente naturale nel ritmo dettato dal montaggio da risultare spontanea nell’insieme
delle sequenze. Un metodo di racconto di antonioniana memoria: rarefazione dei dialoghi e incomunicabilità pervadono le relazioni tra i passeggeri, ma se il maestro italiano si concentrava su vuoti paesaggi lasciando spesso in disparte la figura umana, Manuel Muñoz Rivas si focalizza quasi esclusivamente sui volti dei suoi personaggi, con sguardi riflessi, ritratti tagliati di persone che devono affrontare ed elaborare un lutto, lontano nel passato, appena giunto o imminente.

Il traghetto, invece, non viene mai mostrato nella sua interezza, se non in un paio di campi lunghi, quando però è immerso nella nebbia o nel buio, mentre il fiume rimane costantemente in secondo piano, un paesaggio vagamente alluso e frammentato.

Iago Tognon

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