Crescere significa dover affrontare i propri errori e cambiamenti della vita, anche quelli più dolorosi.
La madre di Inci è morta. Quel giorno, mentre vaga negli altipiani deserti del Mar Nero, Inci incontra Zeynep. Tornata nella regione dopo una lunga assenza, Zeynep porta con sé una ingombrante borsa nera. Anche se sono perfette sconosciute, Inci e Zeynep si uniscono alla loro solitudine per un po’, vagando per le montagne nebbiose e soleggiate.
Due elementi emergono con chiarezza all’interno del corto diretto dalla regista turca Selin Öksüzoğlu: l’attenzione verso le sue protagoniste e l’importanza dell’ambientazione. Alla sua prima prova di regia, Selin dirige con sicurezza le due attrici principali che regalano delle performance convincenti, dando corpo e tridimensionalità espressiva ai propri personaggi e all’intera narrazione. Nursema Çepni (nel ruolo della giovane Inci) e Meltem Ünel (Zeynep) instaurano un dinamismo divertente ma sentito che arricchisce questa storia on the road, percorsa quasi interamente a piedi tra gli altopiani verdi e nebbiosi tipici della regione orientale del Mar Nero. In un atto di rifiuto verso la morte della madre, la piccola Inci si allontana da casa e vaga senza meta finché non incontra Zeynep, decidendo così di seguirla verso il villaggio natale di quest’ultima e diventando una sua improvvisata aiutante.
Selin lavora quindi sulla caratterizzazione agli antipodi delle due protagoniste: Inci è silenziosa, con occhi tristi e persi, e forse alla ricerca di un rapporto materno sostitutivo; Zeynep, che ritorna in Turchia dopo un lungo periodo trascorso in Europa probabilmente per inseguire un sogno, appare invece emancipata e indipendente attraverso i suoi modi diretti e nelle abitudini da fumatrice ma nasconde disagio nel fare i conti con gli errori commessi nei confronti del padre.
La scenografia e la curata fotografia sono fortemente essenziali al racconto, accompagnando le protagoniste nel loro percorso di crescita e accettazione degli eventi della vita e contrapponendole ad un’ambientazione di ampio respiro che evoca uno stato di limbo. L’alternanza tra intimi primi piani dei loro volti e ampie inquadrature che le mostrano inglobate dalle onde montuose del paesaggio crea un forte impatto simbolico.
Prima o poi, e oltre la fine dei titoli di coda, Inci e Zeynep dovranno fare pace con il proprio passato e presente. Il lavoro di Selin ricorda quindi allo spettatore che questo processo è tutt’altro che semplice: è doloroso, fatto di rifiuti e smarrimenti, ma è indispensabile per crescere e andare avanti. A volte, l’incontro inaspettato con uno sconosciuto può rivelarsi la spinta necessaria per fare tale passo.
Nicola Bardi (@nickbardi)

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