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Calcutta 8:40 AM – Adriano Valerio, Italia

Calcutta 8:40 AM – Adriano Valerio, Italia

Calcutta 8:40 AM

Adriano Valerio, Italia, 2022, 14’

Dopo una giornata passata col figlio, Yann deve trascorrere la notte a Calcutta prima di ripartire per Parigi e non tornare per almeno qualche mese.

Calcutta 8:40 am racconta lo stato d’animo di un padre, del suo amore verso il figlio che non può essere vissuto appieno. Il film si divide in due parti, legate al giorno e alla notte: la prima mostra la felice giornata di Yann con suo figlio, restituendone il profondo affetto che li lega; la seconda è invece è il racconto della sua tormentata notte, caratterizzata dal necessario distacco.

Il regista punta al coinvolgimento emotiva dello spettatore attraverso il frequente utilizzo dei primi piani, l’ottima recitazione e con poche quanto efficaci azioni, in entrambe le parti, che rappresentano l’affetto reciproco: come le risate in compagnia o il pianto una volta separati. Interessante la figura della madre: unico tramite tra i due, ma anche figura che ne alimenta il distacco, laddove impedisce a Yann di andare a trovarli la notte prima di partire, ed evocata solo vocalmente.

Tale dinamica con la madre, come altre nel corso del film, è solo sfiorata e non approfondita; come le motivazioni per cui Yann debba andarsene, che sembrano di carattere lavorativo-economico ma non sono specificate. Lo stesso vale per un dialogo molto semplice che ha con un altro personaggio di cui non viene svelata l’identità. La mancanza di questi dettagli è probabilmente dovuta a una scelta di incisività: è un’astrazione dello stato d’animo di Yann, l’esempio del singolo che si fa sentimento universale.

Anche il contesto è molto importante: il titolo richiama a coordinate spaziali e temporali precise, l’orario e la città da cui il protagonista deve prendere l’aereo per Parigi. Le coordinate segnano un punto specifico in un insieme più grande: il racconto di una parte della vita di Yann apre alla potenzialità di tutte quelle vite che allo spettatore non vengono raccontate, ma che Calcutta può contenere.

A questo sguardo verso il prossimo richiama anche l’azione del fotografare compiuta da Yann, che è in realtà legato al ricordo. Anche se pare abbia vissuto a Calcutta, Yann fotografa punti della città come fosse un turista, quasi a voler ricordare proprio questa visita tra le tante volte in cui è tornato. Durante il pianto di Yann, il film poi mostra una serie di foto in bianco e nero del figlio, lasciando così intendere il motivo delle lacrime ma anche l’importanza dei ricordi. Soluzione espressiva che può essere letta anche come autoriflessiva: il film è la rappresentazione di un determinato sentimento, così come lo sono le fotografie del figlio per Yann.

Calcutta 8:40 am è dunque un piacevole quadro dei sentimenti di un padre, in grado di comunicare attraverso ciò che si vede ma anche attraverso ciò che è oltre il quadro.

Giulio Patuanelli

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