Recensioni

Canary in a Coal Mine di Dwan Kaoukji (Libano, 2023)

Canary in a Coal Mine di Dwan Kaoukji (Libano, 2023)

Mentre sorveglia la casa degli zii in un villaggio remoto una notte, Anis è costretto a fingere di essere un ladro per salvarsi la vita quando qualcuno fa irruzione nell’abitazione.

 

Con il suo primo cortometraggio di finzione, la regista Dwan Kaoukji ci immerge in un’amara commedia dark che getta una luce impietosa sullo stato attuale del Libano. Il film, ispirato a eventi reali, dipinge un ritratto di un paese in bilico, dove la corruzione è diventata una piaga endemica e i cittadini sembrano rassegnati a questa assurda situazione.

La cineasta libanese sceglie un tono sarcastico per denunciare tale realtà, costruendo una trama ricca di paradossi che mettono in evidenza l’ipocrisia e la complicità di una società intera. Tuttavia, se da un lato l’intento è lodevole, dall’altro l’esecuzione risulta un po’ debole. La volontà di sorprendere lo spettatore con dialoghi e siparietti inattesi finisce per rendere la narrazione confusa e poco armonica.

Nonostante queste riserve, il film presenta alcuni aspetti positivi. Le interpretazioni sono abbastanza convincenti e la fotografia cattura l’atmosfera del remoto villaggio libanese, giocando con tagli di luce calda sugli attori.

Canary in a Coal Mine è dunque un film ambizioso che affronta un tema importante, ma che la ricerca eccessiva di suspense e la mancanza di chiarezza nella narrazione finiscono per limitarne l’impatto. Nonostante ciò, il cortometraggio rappresenta un promettente debutto per Dwan Kaoukji, una regista che dimostra di avere talento e sensibilità.

Denise Maria Paulis

Comments are closed