Recensioni

COMMON PEAR (RECENSIONE)

COMMON PEAR (RECENSIONE)

In un futuro non troppo lontano, devastato dalla crisi climatica, un gruppo di scienziati analizza
filmati d’archivio degli agricoltori del passato nel tentativo di comprendere il loro legame con la
terra. Attraverso queste immagini, il film riflette sulla memoria, sul lavoro umano e su ciò che
rischiamo di perdere.
Common Pear parte da un’idea potente: quando l’ordinario scompare, i suoi ricordi
smettono di essere ordinari. Guardare gesti semplici (mani che raccolgono pere, corpi
anziani che lavorano la terra) diventa improvvisamente un atto quasi archeologico, come
se stessimo osservando qualcosa che non ci appartiene più.
Il film alterna immagini del passato a quelle di un futuro segnato dalla crisi climatica, in
cui la terra è arida, surriscaldata, silenziosa. La messa in scena è molto curata e ha un tono
sorprendentemente pacato, quasi meditativo. Alcune atmosfere ricordano Blade Runner,
ma svuotate di spettacolo: un futuro che non impressiona per eccesso, ma per assenza. Il
messaggio è semplice e arriva con delicatezza, senza mai urlare.
La parte più affascinante è quella documentaria. Nei volti e nei gesti degli anziani
agricoltori si sente una presenza reale, un legame diretto con la terra che rende il discorso
ambientale concreto, umano, tangibile. È lì che si prova maggiore empatia e
coinvolgimento.
Al contrario la cornice di finzione futuristica, pur interessante e visivamente suggestiva,
può sembrare a tratti forzata. Tale da avere la sensazione che le due anime del film
(passato e futuro) facciano fatica a fondersi davvero, come se il livello fantascientifico fosse
necessario per “spiegare” il nucleo concettuale del film, più che per farlo emergere
naturalmente dalle immagini. E facendoci interrogare sul perché, nel raccontare il futuro,
sentiamo spesso il bisogno di ricorrere a segnali tecnologici evidenti per renderlo credibile.
Se da una parte Common Pear è un lavoro che si fa apprezzare per le immagini, per
l’intenzione e per la sensibilità dello sguardo, dall’altra lascia la sensazione di irresolutezza
complessivamente: funziona in singoli momenti, ma meno come insieme. Rimane
comunque una riflessione sincera e visivamente forte su ciò che stiamo perdendo, e sul
rischio di accorgercene solo quando sarà troppo tardi.

ROSSELLA MATTA

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