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Domenica 3 dicembre – Si entra nel vivo del festival!

Domenica 3 dicembre – Si entra nel vivo del festival!

La mattina di domenica 3 dicembre inizia con l’appuntamento con Passeggiando con gli autori, assieme a Marta Bulgherini e Trëndelina Halili, in selezione al festival nella sezione Intrecci Mediterranei, con il suo film Prishtinë, in programma martedì 5 dicembre. Potete vedere la puntata seguendo questo link. Si continua con l’omaggio ad Anna Magnani con la proiezione in sala di Una voce umana, episodio dal film L’Amore di Roberto Rossellini del 1948, introdotto dal regista e critico cinematografico Francesco Crispino.

La sera Marta Bulgherini presenta la seconda proiezione dei corti in gara per la sezione di Intrecci Mediterranei, si entra nel vivo del festival anche grazie alla presenza in sala di Aldo Iuliano, regista del cortometraggio Dive, un lavoro di enorme impatto che ha lasciato il pubblico senza fiato e con tante domande. «Ci hai ammazzato»  – esordisce Marta Bulgherini – «È un lavoro incredibile e di eccezionale potenza.». Aldo era già stato al festival con il suo film Penalty, con Dive è stato nella sezione orizzonti del festival di Venezia, ha lavorato al cortometraggio con suo fratello che si è occupato della scrittura.

«È stato un lavoro lungo, con mio fratello ragioniamo molto sullo script. La scelta che abbiamo ritenuta più giusta è stata togliere le parole, perché quando due persone si conoscono non serve la parola.»

Aldo Iuliano con Ado Hasanović

Nei dialoghi sono rimaste infatti solo due semplici frasi. Dive presenta due ragazzi in una spiaggia che si fanno strada verso il mare, circondati dal pericolo delle mine. «Volevo lasciare allo spettatore sgomento, volevo rappresentare uno dei punti più alti di un essere umano: l’amore. Un sentimento bellissimo ma che può improvvisamente svanire. Ormai ci stiamo abituando a immagini terribili, volevo quindi far riflettere su delle immagini alte, Dive è una storia d’amore. Il corto è una storia più condensata, breve ma intensa. Gli attori protagonisti sono grandissimi professionisti (Danylo Kamenskyi e Veronika Lukyanenko), ho giocato sul loro forte rapporto di amicizia. Hanno fatto il bagno a febbraio e hanno voluto fare la scena perché non mi hanno visto convinto. Tremavano dal freddo e smettevano non appena il motore della camera si accendeva, sono stati fenomenali! Quello che sentite nelle scene sott’acqua è antico canto di un uomo per la terra che non vede più a causa della guerra, abbiamo riflettuto molto anche sulla situazione di Kiev nel periodo in cui abbiamo girato.» Aldo non ha voluto però raccontare un episodio di guerra, ma una storia d’amore. Per lui è importante togliere il tempo dalle storie perché sostiene che distragga dalle emozioni, non è infatti detto che un cortometraggio sia meno impattante di un lungometraggio a causa della durata, la storia è più breve, intensa, si tratta di 10 minuti che possono effettivamente cambiarci la vita.

«L’immersione nel corto la abbiamo avuta anche grazie al poco tempo disponibile. Lavoro poi con Daniele Ciprì, maestro della fotografia italiana, non parliamo mai della tecnica ma di dove vogliamo andare, volevo che allo spettatore sembrasse di stare nella spiaggia con i personaggi, la tecnica arriva sempre molto dopo!»

Fatima Kaci in collegamento con Marta Bulgherini.

Collegata a distanza da Poitiers, in Francia, interviene successivamente Fatima Kaci, regista di La voix des autres, cortometraggio che racconta la e difficoltà di chi, arrivato in Francia e scappato dal proprio paese, vuole avere una nuova vita e cerca di muoversi tra gli ostacoli della burocrazia francese per ottenere questa possibilità. La protagonista è una traduttrice, a cui spetta il difficile compito di raccontare le storie dei rifugiati da cui viene coinvolta emotivamente sentendo la necessità di aiutarli e rischiando di compromettere il proprio ruolo professionale.

«Questo film nasce perché una mia amica arrivò in Francia dal Marocco, in quanto lesbica si ritrovò in grosse difficoltà nel suo paese. La cosa vergognosa è che le fu chiesto di dimostrare di esserlo per trasferirsi, non ho voluto raccontare la sua storia nel corto per preservarla e ho preso delle storie simili grazie alla consultazione di un’istituzione di rifugiati politici, le ho leggermente cambiate per tutelare la privacy delle persone coinvolte. Ho poi scoperto la figura del traduttore perché è in rapporto sia con le istituzioni che con la comunità. Anche io sono cresciuta con due lingue e capisco benissimo il peso di questa tematica in questo contesto. Il mio è un film critico verso il sistema, su come possiamo accettare le persone e su come le vediamo, è un film che fa domande importanti: chi può parlare e a chi è permesso farlo? Il mio obiettivo non è dare risposte ma innestare dei dubbi.»

L’attrice protagonista, Amira Chebli, molto famosa in Tunisia e politicamente impegnata, ha inevitabilmente apprezzato lo script. Fatima racconta di come dovesse spesso riprenderla per chiederle di contenere le emozioni ed essere quasi “come un fantasma”,  il mondo delle istituzioni è fatto di neutralità e durante il film è stato un punto molto importante. Gli altri attori presenti nel corto sono tutti artisti esiliati in Francia, una scelta di grande impatto data la forte tematica del film.

Ultimo ospite della serata è Alain Parroni, regista romano che porta al festival la sua opera prima Una sterminata domenica, una storia di adolescenti in difficoltà nella periferia di Roma, circondata dalle meravigliose musiche del compositore giapponese Shirō Sagisu, coinvolto in prima persona nel progetto.

«Ho voluto lasciare una traccia di questi ragazzi, abbiamo fatto un racconto che fosse principalmente visivo, ho voluto proporre uno sguardo sull’adolescenza, si tratta di un film molto personale in cui ho messo tanto di me stesso, le musiche sono fondamentali perché permettono di abbandonarsi alla struttura narrativa del mio film.»

Per il dialogo con il regista, Marta Bulgherini lascia il posto al direttore artistico Ado Hasanović, rimasto davvero colpito dal lavoro di Parroni.

«Il film inizia con uno schermo nero, ti comunica fin da subito che il regista stia creando un suo mondo in cui ti da il benvenuto, un mondo in cui il regista sta creando un suo linguaggio personale. Hai usato tantissime tecniche visive, tutte assieme, in maniera armoniosa, per me sei un genio!» commenta Ado.

«Quello che dici è corretto, lo spettatore si siede e cerca di accogliere il film, questa volta è toccato a me trasformare tutto ciò che mi ha cresciuto e educato a livello visivo, volevo fare qualcosa di estremamente personale, volevo che lo spettatore si slegasse dal mondo in cui si trova. Quando ho iniziato ho visto coetanei salire sul treno delle piattaforme, pensare che il loro film debba essere capito e compreso da tutti, io invece penso che un film debba trasmettere la propria personalità. Inizialmente avevo pensato di realizzare un corto con una sequenza fotografica e qualche ripresa in elicottero sulla città, invece poi ho cambiato totalmente idea e penso che alla fine lo abbiamo realizzato nel migliore dei modi. Le musiche di Shirō Sagisu con il cinema europeo poi credo abbiano proprio dato il giusto senso a tutto. Ho inizialmente provato a fare il mio film seguendo quel “cinema rispettabile” che ci hanno sempre raccontato, ma poi ho sentito che non rispecchiasse l’emotività della mia adolescenza e quindi ho capito che dovevo troncare le scene per restituire quel senso di spiazzamento. Credo che tutti i film siano estremamente personali perché è pur sempre il nostro punto di vista che mettiamo nel lavoro, stiamo parlando di noi quando facciamo un film, così come quando lo giudichiamo.»

Alain Parroni con Ado Hasanović dopo la proiezione di Una sterminata domenica

Alain Parroni ha portato in sala la sua personalità con un film d’autore davvero particolare nel quale si viene completamente immersi. Racconta di aver inizialmente provato a dare un senso al film con le musiche dell’anime Evangelion, per cui Sagisu ha composto la colonna sonora, rendevano così tanta giustizia alle immagini che il regista esordiente è riuscito a mettersi in contatto con il compositore giapponese che si è recato a Roma nel giro di 24 ore per vedere il suo lavoro. Ha immediatamente capito tutto del film e ha dato libero accesso al suo archivio musicale alla produzione, dando dei brani da montare a cui poi ha rilavorato lui stesso creando un’armonia direttamente con le immagini. Il potere del cinema è anche questo, dopotutto, mettere in contatto mondi diversi per dare vita a opere sempre nuove che arricchiranno gli spettatori.

Quella di domenica è stata una giornata piena e ricca di condivisione e parole importanti, vi aspettiamo anche oggi dalle 16:30, si inizia con le proiezioni dedicate al nostro territorio: la Sardegna. Vi aspettiamo in sala!

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