Matteo Tortone, 2024, Italia, Fiction, 16’
La serata di Alex non decolla, e scende nel seminterrato dove è in corso una battle rap. Nemy
è una ragazza che balla sicura e sinuosa. I loro corpi si sfiorano in quello che sembra l’inizio
di una storia.
Quello raccontato dal regista Matteo Tortone è uno spaccato di poche ore nella vita di due
ragazzi della periferia torinese. Un racconto di solitudine e fragilità in cui una tipica
“domenica sera” è attraversata da una violenza latente e costante, che fa da sfondo al tessuto
sociale in cui è immerso il protagonista.
È un ambiente che non lascia spazio all’emotività né alla spensieratezza, ulteriormente
circoscritto da inquadrature strette che trasmettono un forte senso di claustrofobia. Questa
scelta è rafforzata dall’uso della camera a mano, spesso in movimento e a precedere i
personaggi: un linguaggio visivo nervoso e instabile che restituisce la dimensione labirintica,
sociale e interiore, dei giovani protagonisti.
Il dialogo tra chiusura e apertura diventa centrale nella narrazione. Anche nei rari campi
larghi non emerge mai una reale possibilità di evasione: la profondità è costantemente
bloccata da elementi simbolici, come il carcere che incombe o gli abitacoli delle auto, piccoli
recinti che imprigionano i personaggi.
Il corto si dimostra così efficace nel sostenere le proprie esigenze narrative ed espressive,
restituendo un’atmosfera di desolazione e amarezza, in cui l’illusione di poter scegliere il
proprio destino soffoca sul nascere anche i gesti d’amore.
Denise Maria Paulis

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