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Et si le soleil plongeait dans l’ocean des nues – Wissam Charaf, Francia/Libano

Et si le soleil plongeait dans l’ocean des nues – Wissam Charaf, Francia/Libano

ET SI LE SOLEIL PLONGEAIT DANS L’OCEAN DES NUES

Wissam Charaf, Francia/Libano, 2023, Fiction, 20’

Raed è un addetto alla sicurezza di un cantiere sul porto di Beirut dove è in atto la costruzione di lussuose abitazioni fronte mare. Dovrà impedire ai cittadini di accedere al litorale, destreggiandosi tra strani incontri.

Il settimo cortometraggio realizzato da Wissam Charaf mette in scena le tragicomiche giornate di lavoro di una guardia della sicurezza che lavora per difendere gli interessi di un circuito di ricchi e potenti di cui non farà mai parte, e che non conoscerà mai.

Il protagonista Raed piantona una sbarra rudimentale da sollevare a mano, simbolo di una classe operaia con pochi mezzi, e rincorre su e giù per il cantiere i cittadini che cercano di passeggiare sul lungomare. Lui e il suo collega in scooter, entrambi personaggi descritti con efficacia dal regista libanese, sentono di ricoprire una carica soltanto quando soffiano nel fischietto ai trasgressori, facendosi difensori di una proprietà divenuta ingiustamente privata da cui anche loro saranno esclusi a breve. Soltanto il personaggio di una misteriosa fotografa è in grado di sfuggire ai divieti e alleviare la solitudine delle giornate di Raed.
Con grande sensibilità il film descrive un universo tristemente aderente alla realtà, dove tutti quelli che sembrano intoccabili si rivelano gli ultimi anelli della catena. L’elite cui è rivolta questa grande opera d’ingegneria è invisibile, e si manifesta come metafora in una gru – di cui si scorgono soltanto i fili, come fosse una grande burattinaia – che solleva a suo piacimento le case mobili in cui risiedono gli uffici del cantiere. L’orizzonte è ancora lì, ma oscurato dal senso di impotenza della propria condizione sociale. La schiacciante consapevolezza che il pubblico che si fa privato nega a chiunque una delle cose più belle e da sempre gratuite: guardare il mare.
La fotografia, spesso allo zenit, dipinge una calda estate senza via di scampo, dove il protagonista è costretto a un lavoro spossante, senza zone d’ombra e quindi senza nessuna possibilità di riposo. Raed si fermerà soltanto nel finale, che diviene metafora di un destino ineluttabile.

La sensazione crescente in tutto il film è quella della temporaneità della vita, dell’attesa di qualcosa di più grande che si manifesta con l’arrivo di una figura che incarna il capo supremo, il simbolo per cui tutto viene realizzato. Colui che non è nemmeno più in grado di respirare quell’aria di mare che sta negando a tutti.

Mariadiletta Coco

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