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Il focus di quest’anno sulla Turchia in compagnia di Rifat Erkek

Il focus di quest’anno sulla Turchia in compagnia di Rifat Erkek

Ogni anno a Passaggi d’Autore: Intrecci Mediterranei, il focus è dedicato a un diverso paese del nostro mare, quest’anno è il turno della Turchia. Durante la quarta giornata del festival Marta Bulgherini ha introdotto la selezione dei cortometraggi turchi insieme all’ospite Rifat Erkek,  produttore cinematografico che ringrazia tutto il team, specialmente Ado Hasanović e Dolores Calabrò che hanno reso possibile questa collaborazione cooperando nella selezione dei cortometraggi.

Il primo ospite in sala è Ramazan Kılıç, regista di Serpêhatiyên Neqewimî (Things Unheard Of).

«Sono contento di condividere questo film con un pubblico italiano, ha vinto la menzione speciale della giuria al Clermont Ferrand, dove ho debuttato, penso quindi che dica qualcosa alla gente e venga capito. Sto andando a qualunque festival mondiale, fino ad ora sono stato a oltre 125 festival e ho portato a casa più di 40 premi. Ci sono due aspetti che mi hanno dato l’ispirazione per questo lavoro: uno tecnico e uno emotivo. Ho visto una foto fatta da un fotografo francese vicino alla mia città, in Azerbaigian, in quella foto due bambini portano una cornice vuota di una televisione, dall’interno della cornice si vede il paesaggio, così ho iniziato a pensare alla storia. La parte emotiva nasce dal fatto che sono originariamente curdo e in quanto filmmaker curdo sento la responsabilità di raccontare la storia della mia gente, ho deciso di fare un film in madrelingua proprio perché volevo mostrare l’identità kurdish e diffondere la tradizione del mio paese.»

La censura in Turchia non rende semplice la produzione cinematografica, alcuni festival turchi non hanno accettato il film di Ramazan a causa dell’argomento politico, la situazione nella produzione turca inizia a diventare pericolosa nel momento in cui il tuo lavoro ha successo, tanto che il regista non ha potuto mai realizzare una vera e propria premiere nel suo paese.

«La bambina protagonista è mia nipote e la nonna è mia mamma. Non abbiamo trovato attori professionisti perché avevano paura di apparire nel film data la sfumatura politica, eppure secondo me non parla di politica, ,ma semplicemente dei valori umani. Durante le riprese alcuni soldati veri sono arrivati nel villaggio e ho dovuto dire loro che la lingua in cui stavamo girando fosse quella turca e non curda, vorrei quindi lavorare su questo argomento in un prossimo cortometraggio, è assurdo che il curdo sia parlato nel paese ma non si possa usare nel cinema. Prima di questo film ne ho fatto tanti in turco, mi piace il mio paese ma non il governo, dopotutto ho un’identità turca anche io, ma sono nato e cresciuto come un filmmaker curdo e in quanto artista per me questo è un problema, anche se amo il mio paese!»

Ramazan Kılıç

 

 

Troviamo poi in collegamento Sis Gürdal, regista di A Quiet Summer, una romance estiva tra adolescenti e pressioni da parte delle loro famiglie tradizionaliste.

«Volevo scrivere una fiction su come le relazioni tra giovani donne siano influenzate in una società come la nostra, piena di pressioni sociali. Nel rapporto della ragazza con la cugina ci sono anche mie esperienze personali, ma la storia per la maggior parte è tutta fiction. Abbiamo usato diverse scene surreali ma tutte hanno un significato, ci sono piccoli dettagli che hanno tutti la propria importanza nella storia. Sono anche la produttrice del film, come per diversi miei corti, questo è il mio primo vero film narrativo, produrre in turco e sicuramente è stato challenging, ma non ero completamente sola, ho avuto tanti supporti! Ora sto lavorando al mio primo lungometraggio, sarà un lungo viaggio e sono molto emozionata.»

Frame dal film A Quiet Summer di Sis Gürdal

Rifat Erkek chiude le proiezioni ringraziando il pubblico per aver guardato tutti i film scelti assieme a Ado e Dolores. In Turchia è attualmente produttore e gestisce una piattaforma per filmmaker online.

«A livello indipendente la Turchia è molto indietro, lavora più sulle serie. C’è purtroppo una forte censura, non vogliono che vengano prodotti film con tematiche sessuali, o pro LGBTQIA+, se produci qualcosa di simile vieni messo nella black list della cinematografia turca. In Turchia vengono supportati davvero pochi film e in pochi ricevono finanziamenti, di quelli proiettati stasera solo Game Interrupted li ha ricevuti, per esempio.»

Ramazan Kılıç, Dolores Calabrò, Luciano Cauli, Marta Bulgherini, Rifat Erkek e Ado Hasanović

Un grazie a Rifat Erkek e a tutti coloro che hanno reso possibile realizzare, anche quest’anno, una sezione dedicata alle proiezioni turche. La strada per la cinematografia turca è ancora piena di ostacoli, è per noi un piacere e un onore poter ospitare lavori come questi al nostro festival, auguriamo buona fortuna a tutti i filmmaker turchi e speriamo di poter collaborare assieme anche prossimamente!

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