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Kafana na Balkanu (Balkan Baby) di Boris Gavrilović (Serbia, Germania, 2023)

Kafana na Balkanu (Balkan Baby) di Boris Gavrilović (Serbia, Germania, 2023)

Martina è in vacanza sul lago Stanberg, una località balneare nel sud della Germania: appena arrivata viene approcciata da una giovane bosniaca di nome Dunja che, dopo aver scoperto il suo cognome slavo, cerca di stringere amicizia. Anche Martina è infatti immigrata in Germania dalla Bosnia e, fino a quel momento, ha sempre cercato di nascondere le proprie origini. L’arrivo della ragazza fa vacillare quest’equilibrio perché la donna si troverà a riavere a che fare con la propria vita precedente in Bosnia e con i ricordi ad essa legati.

 

Balkan Baby trasmette perfettamente questo senso di straniamento che un migrante prova quando si trova a vivere in un paese diverso dalla propria terra d’origine. Merito è sicuramente della perfetta interpretazione dell’attrice protagonista Ružica Hajdari (già vincitrice del premio per la miglior performance attoriale al Clermont-Ferrand International Short Film Festival), ma anche il sentimento personale del regista Boris Gavrilović, giovane autore serbo che abita a Monaco di Baviera dove studia regia alla HFF Munchen, la celebre scuola di cinema del capoluogo bavarese. E infatti Balkan Baby è un prodotto della scuola che si fa apprezzare soprattutto per la sceneggiatura.

Scritto in modo preciso ed essenziale, il corto di Gavrilović acquista maggiore peso per la sua capacità di arrivare dritto al cuore. Soprattutto, riesce a trasmettere quella sensazione così peculiare per un immigrato di sentirsi fuori luogo, anche a chi non abbia necessariamente mai vissuto in un altro paese. La protagonista Martina appare infatti perfettamente integrata con gli usi e costumi tedeschi, ma l’incontro con Dunja fa riemergere il suo profondo legame con il paese natale. Tanto che alla fine, il suo dramma, che il regista serbo è bravo a ritrarre, è che sente di non appartenere veramente a nessuno dei due luoghi. Come se si trovasse a vivere in un limbo che non la fa essere “né carne né pesce”.

 

Sara Parrini

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