Recensioni

La Voix des Autres – Fatima Kaci, Francia

La Voix des Autres – Fatima Kaci, Francia

La Voix des Autres Dir. Fatima Kaci
Prod. La Femis Paese Francia Durata: 30 Min.
Tag: migranti, accoglienza, Europa, mondo arabo, traduzione, mediazione

Sinossi:
Rim, interprete di origine tunisina nelle procedure burocratiche per i richiedenti asilo in Francia, traduce ogni giorno le storie di uomini e donne scappati dalla guerra e dalla miseria. Storie così simili alla sua che inizierà a dubitare del proprio ruolo e di come interpretarlo, se cercare di aiutare quelle persone o se limitarsi a fare il proprio lavoro.
L’inferno oltre la porta – La Voix des Autres “L’inferno sono gli altri”, scriveva Jean-Paul Sartre nell’opera teatrale del 1944 A Porte
Chiuse. Lo sguardo degli “altri” che oggettifica, giudica, condanna e definisce l’identità, uno sguardo da cui non si può fuggire perché implicito nel fatto di vivere nella società. Nel cortometraggio di Fatima Kaci, risultato dei suoi studi alla Femis e presentato al Festival del Cinema di Cannes 2023, l’inferno è ciò che gli “altri”, i migranti arrivati in Francia in cerca di un futuro migliore, portano con sé, per cui vengono interrogati, controllati e giudicati da un sistema di controllo stringente e disumanizzante, che porta le vittime in fuga a doversi giustificare delle proprie sofferenze e a provare di non poter tornare indietro in quanto in pericolo di vita.
Rim (Amira Chebli), interprete nelle procedure burocratiche per i richiedenti asilo e protagonista del film, è il punto di mediazione attraverso cui lo spettatore ascolta le voci di queste identità “altre”, ponendosi a metà tra le due parti: di origine tunisina, la donna ha
vissuto esperienze simili a quelle dei migranti interrogati, in quanto professionista deve però sottostare alle stesse regole di chi interroga, ponendosi in un costante conflitto tra la volontà di aiutare le persone in difficoltà e dover rispettare il proprio ruolo di traduttrice, limitandosi al rendere possibile il dialogo tra le parti. Momenti focali della narrazione sono tre interrogatori, tre storie diverse ma ugualmente drammatiche, in cui il comportamento della protagonista si evolve (e con essa le scelte di regia, inquadrandola inizialmente separata da entrambe le parti, per poi porla nella stessa inquadratura della donna interrogata ed infine cambiare di nuovo sguardo nell’ultimo colloquio). La situazione ansiogena è favorita fin dalle prime battute dalla rivelazione, attraverso le domande provocatorie della protagonista al telefono mentre si trova a casa, che Rim stessa potrebbe subire dei controlli per il suo operato, mettendo subito in dubbio l’imparzialità del suo comportamento e alzando la posta in gioco per tutta la durata dell’opera.
Un ruolo, quello di Rim, che diventa metafora stessa della macchina da presa, interrogandosi se si possa rimanere imparziali (e immobili) nel restituire la realtà o se sia necessario invece cercare di agire su di essa, nell’atto della mediazione, per prendere posizione attraverso la finzione cinematografica. Un dilemma e un dramma che si consumano in una piccola stanza, con pochi cambi di scena nell’intimità della casa di Rim e nel finale, che in 30 minuti dal ritmo incalzante e intenso fa riflettere sulle porte che la nostra società apre e chiude, tra le sbarre delle prigioni e i vetri di una finestra, tra l’inferno all’esterno e quello dentro di noi.

Mario Monopoli

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