In uno scenario fantascientifico, la realtà virtuale diventa uno strumento di terapia per mantenere un contatto con i ricordi del passato, per affrontare lutti o realizzare sogni. Un uomo ha il compito di controllare che tutto vada bene, vivendo da dietro le quinte sogni, dolori e memorie di decine di persone al giorno.
Le Altre Vite può apparentemente sembrare un corto di fantascienza che indaga il rapporto con le nuove tecnologie e il lutto, proponendo dilemmi morali legati alla possibilità di rivivere ricordi e persone del passato. Il protagonista del corto però, piuttosto di essere uno dei personaggi che utilizza questa tecnologia, è un personaggio che ne sta in parte al di fuori e in parte costantemente dentro.
Se ufficialmente il lavoro del sorvegliante della clinica è quello di controllare che le visite durino il tempo previsto e che tutto proceda secondo le regole, nei fatti il suo lavoro è quello di interrompere i sogni altrui. Il sorvegliante è un voyeur che giorno dopo giorno osserva le altre vite, incapace e impossibilitato a farne parte. L’indifferenza e la distanza sono quindi uno strumento necessario per non essere coinvolto in quelle tante storie di dolore e nostalgia che vede giorno dopo giorno passargli davanti agli occhi.
Non riesce però a distaccarsi dalla storia di una ragazza, verso cui nutre una particolare attrazione, tanto da forzare le regole pur di osservarla in un momento di intimità. Voyeurismo sessuale ma anche sentimentale, Le Altre Vite è la storia di un personaggio che osserva senza poter partecipare, condannato a riportare alla cruda realtà del lutto i volti felici e sognati dei personaggi che attraverso la realtà virtuale rincontrano i propri amati in sogni digitali ad occhi aperti. Ogni sua azione può solo interrompere l’idillio del sogno degli altri.
Concedendo alla ragazza da cui è invaghito un’ultima seduta per rivedere il suo fidanzato scomparso, il sistema sembra non funzionare più, quella copia digitale tanto perfetta da sembrare reale sembra bloccarsi e apparire per quello che è: un burattino fantasmatico senza vita. Nell’abbraccio finale il protagonista riesce finalmente nel suo obiettivo, entrare effettivamente nei sogni che osserva tutto il giorno, stabilendo un contatto reale con l’altro che finora aveva solo osservato.
Nonostante a livello di realizzazione alcune interpretazioni e l’approccio registico mostrino che si tratta di un’opera di diploma, Le Altre Vite a livello di sceneggiatura mostra alcune intuizioni particolarmente interessanti. In primo piano vi è soprattutto l’attenzione rivolta ai personaggi, con un approccio empatico che scava nelle loro emozioni e sensazioni senza la necessità di esplicitare troppo contesti che potrebbero invece eccessivamente appesantire la narrazione distogliendo il focus dal cuore della storia: una donna che vorrebbe vivere nei ricordi, un uomo che vive nei ricordi degli altri.
Mario Monopoli

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