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LES CHENILLES – Francia/Libano, 2023

LES CHENILLES – Francia/Libano, 2023

LES CHENILLES

Michelle Keserwany, Noel Keserwany, Francia/Libano, 2023, FICTION, 30’

La sorellanza tra due donne, obbligate a stare lontane dalla propria terra, diventa l’unica soluzione per la riaffermazione di un’identità femminile frammentata, all’ombra di un passato colonialista ed un presente in cui la figura della donna è esacerbata ed emarginata dalla guerra

Asma e Sarah, due donne originarie del Levante, si ritrovano a lavorare nello stesso ristorante nella città di Lyon in Francia. Entrambe portano il peso di una casa che sono state costrette a lasciarsi alle spalle.

Fin dal primo minuto è chiaro che le due protagoniste della potente opera di Michelle e Noel Keserwany siano incarnazione filmica della loro storia come donne e artiste libanesi e, al contempo, raffigurazione universale di una diaspora forzata.

Il corto, che ha ricevuto vari riconoscimenti tra cui spicca l’Orso d’Oro per il Miglior Cortometraggio alla Berlinale, trasmette in modo tangibile l’urgenza e il bisogno viscerali di raccontare le frustrazioni e le difficoltà affrontate dalla figura femminile del Levante in tali condizioni.

Come si può quindi narrare o elaborare filmicamente questo dislocamento così reale, contemporaneo e frutto di ferite sociali e personali ancora irrisolte? Per tentare di fare ciò, le registe si avvalgono di linguaggi filmici plurimi ed eterogenei, spaziando dal film saggio alla fiction e alla video arte grazie alle performance corporee e vocali al suo interno.

La forza dell’opera risiede nella capacità di dipingere ad ampie pennellate l’evoluzione del rapporto tra le due protagoniste nel contesto della loro integrazione in Francia. Sarah, interpretata dalla stessa Noel e appena arrivata a Lione dal Libano, e Asma, trasferitasi dalla Siria anni prima, fanno emergere, coi silenzi e i sottintesi delle loro conversazioni, una condivisa condizione di limbo immutabile. Il passaggio inesorabile del tempo e la distanza incolmabile dalla propria terra d’origine mettono infatti a dura prova ogni tentativo di costruire un futuro per sé.

I loro corpi, costantemente in tensione e ansia, manifestano un passato recente contrassegnato da violenza e guerra. L’impellente necessità di movimento, evidenziata dalle camminate notturne di Sarah per le vie della città, è sintomo di una paura e rabbia latenti e, forse, di un senso di colpa per la quiete quotidiana nelle loro nuove vite ma un lusso per chi è rimasto indietro. Tale irrequietezza viene infine trasformata positivamente in atto performativo, contribuendo alla riaffermazione fisica e identitaria di una lotta contro un presente e un passato in cui l’uomo ha fatto da padrone e la donna è stata vittima.

Le storie di Sarah e Asma si legano a doppio filo con quella più storicamente universale delle donne che lavoravano nelle fabbriche di seta colonialiste durante il XIX secolo nel territorio attorno al Monte Libano. L’immagine della donna che porta in seno i bachi da seta e si fa quindi genitrice di ricchezza per l’uomo e non per sé, è una viscerale metafora ancora estremamente attuale.

Il cortometraggio si configura quindi come ricerca artistica ed emotiva per una soluzione o risposta che possa lenire, se non definitivamente almeno momentaneamente, tale cesura traumatica e vuoto umano sperimentati dalle donne. Il distante futuro più libero a cui aspirano, dopo esser state obbligate ad abbandonare la propria casa, è stato difatti loro sottratto già da molte generazioni nella propria stessa terra.

La sorellanza, l’unione delle proprie voci e la forza di sorreggersi l’un l’altra usando come collante quello stesso trauma condiviso, divengono dunque per la donna gli unici strumenti per continuare ad andare avanti, mantenendo una risoluta dignità e lottando così per il proprio e giusto posto nel mondo.

Nicola Bardi (@nickbardi)

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