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Marcello (RECENSIONE)

Marcello (RECENSIONE)

Marcello

Marcello e Nino, due ragazzi persi nel caos del mondo e una rabbia dentro che li
divora. Commettono una cazzata per vendetta, distruggendo un bar che appartiene
ad un piccolo boss di quartiere. Scappano, Marcello si nasconde senza saperlo a
Cinecittà dove sarà travolto da una Troupe cinematografica.
Il cortometraggio di Maurizio Lombardi si presenta come un piccolo
compendio di nostalgie cinematografiche, un’opera che sembra pensata per i
cultori del “cinema di una volta”. Incentrata su discorso da salotto in cui il
cinema è assunto come un’arte morente, incapace di ritrovare la grandezza di
un passato mitico. Un messaggio che, più che stimolare riflessione, sottopone
tuttavia lo spettatore alla monotonia di un’accusa paternalistica.
Il tono risulta infatti quello del sermone, con il cinema che si erge a maestro e
che impartisce lezioni sul “vero” modo di fare arte. L’autore costruisce un
impianto che non lascia spazio al dubbio, imponendo la propria verità
assoluta. Un approccio che soffoca la vitalità del dibattito, trasformando così
il corto in un esercizio autocompiaciuto.
Tale rigidità è sottolineata dalla caratterizzazione dei personaggi. Più che
ritratti umani, sono figure stereotipate, che si limitano a incarnare un’idea
scritta e didascalica, sacrificandone la complessità psicologica in favore di un
discorso monocorde.
Dentro tale cornice rigida c’è però un momento che merita di essere elogiato:
l’interpretazione di Adamo Dionisi. Il suo monologo è infatti un frammento
di intensità autentica, con voce e presenza scenica magnetiche. Dionisi riesce
a trasformare parole già sentite in esperienza cinematografica, capace di
emozionare e di ricordare che il cinema non è affatto morto.
Dopo questo momento di grazia il corto si chiude con un finale prevedibile,
che non sorprende, né scuote: appare come la chiusura naturale di un
discorso già tracciato dall’inizio, anticlimatico e privo di tensione.

CHIARA

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