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Mercoledì 6 dicembre – Le ultime proiezioni in competizione per Intrecci Mediterranei

Mercoledì 6 dicembre – Le ultime proiezioni in competizione per Intrecci Mediterranei

Mercoledì 6 dicembre è la penultima giornata del festival per quest’anno. La mattina inizia con le proiezioni dedicate alle scuole. Dopo l’omaggio ad Anna Magnani in compagnia di Francesco Crispino, la sera si parte con le ultime proiezioni dedicate a Intrecci Mediterranei, la sezione competitiva dedicata ai film del mare nostrum.

La prima ospite collegata a distanza è la regista Sabina Vajrača che porta il film Sevap/Mitzvah, un racconto delle paure e delle incertezze del popolo ebraico nel sud-est europeo.

«La mia nonna mi raccontava le storie di coloro che salvavano gli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Quando ho iniziato a scrivere la sceneggiatura tutti i media stavano parlando dei musulmani e di come aiutavano i civili, non è la mia personale esperienza ma ho tanti amici ebrei e ho iniziato a fare ricerca. Volevo raccontare un approccio che fosse differente e raccontasse l’unione tra le due famiglie, ho trovato una foto che mi ha ispirato e sono partita da lì per raccontare questa storia. Ho scelto il formato 4:3 perché è il formato del burqa e volevo che il pubblico vedesse il mondo come lo vede la protagonista. Il titolo ha un significato importante: “sevap” è una parola turca che significa qualcosa che fai per il bene della società e non per guadagno personale. Mitzvah in ebraico vuol dire la stessa cosa e il senso del cortometraggio infatti è proprio questo. Penso che le persone siano affamate di storie che mostrino come possiamo essere umani e che svelino questo tipo di emozioni!»

Sabina Vajrača in collegamento con Marta Bulgherini dopo la proiezione del suo film

La serata prosegue con la proiezione di Eschaton AD, il controverso e provocatorio cortometraggio di Andrea Gatopoulos, una denuncia verso un futuro pericoloso dominato dalle AI ma anche un invito a riflettere su come in quanto esseri umani dovremmo agire per far sì di cambiare le cose a livello universale.

«Non credo ci sia una cura per questa malattia della società che è l’intelligenza artificiale. “Eschaton” è uno dei termini con cui si può indicare l’apocalisse, “Ad” è la pubblicità, sarebbe tipo la pubblicità dell’apocalisse e il film è uno dei tre di una trilogia che studia il rapporto tra l’uomo e le macchine. Credo per il cinema di archivio l’AI sia un’evoluzione epocale, possono falsificare la realtà. Volevo che il film fosse provocatorio, come la pubblicità che interrompe la tua canzone preferita, ho utilizzato lo stesso linguaggio che usa anche scientology ispirandomi ai loro discorsi. L’AI sta introducendo un nuovo genere con le immagini generate digitalmente. Asseconderemo questo mezzo, oppure ci sarà uno stravolgimento o ci sarà una rivoluzione? L’AI secondo me realizza il sogno del capitalismo, la sostituzione dell’individuo, un sogno esitente dal suo incipit. Va accompagnata da una normativa prima che si impossessi di tutti i processi economici e dobbiamo muoverci universalmente. Si tratta di un discorso profondamente politico e sociale. Ora sto lavorando anche a un libro, l’AI non ha capito cosa sia il mistero e la poesia e credo che la letteratura sopravvivrà a lei, quindi per questo mi sto orientando verso questo tipo di lavoro!»

Andrea Gatopoulos in collegamento con Marta Bulgherini

Abdallah Al-Khatib, regista di Sokrania 59, ospite con noi in sala, commenta il suo film dopo la proiezione e ci racconta di come abbia pensato di realizzarlo grazie all’esperienza vissuta direttamente insieme a sua madre in un centro per rifugiati.

«Ho iniziato a realizzare questo film come un documentario, non come una fiction, ma poi la famiglia ucraina con cui stavo lavorando è dovuta andare via prima della fine. Ho voluto raccontare questa storia perché vorrei mostrare che le persone possono convivere nonostante le differenze e che gli elementi di concomitanza sono sempre presenti tra le varie culture. Non è stato per niente facile per me perché è stata la mia prima fiction, vivo in Germania ma vengo dalla Palestina e come palestinese penso che dovremmo fare film proprio perché dobbiamo raccontare la nostra storia. Il popolo palestinese non ha la possibilità di avere le piattaforme (BBC, Netflix, ecc.) come il popolo di Israele e quindi fare cinema diventa un modo efficace per farlo.»

Presente nel film di Abdallah anche la famosa attrice Hiam Abbass, essendo lui amico della figlia ha ottenuto questa collaborazione senza che lei chiedesse un compenso, si è prestata con piacere e dandogli molto a livello produttivo, da qui è nato un ottimo rapporto e ora sono come una grande famiglia.

Frame dal film Sokrania 59 di Abdallah Al-Khatib

L’ultimo ospite della serata è Guillermo Garcia Lopez, regista di Aunque es de noche, collegato a distanza con Marta Bulgherini, racconta di come questo difficile film sulle comunità emarginate dalla società lo abbia messo davanti a tante sfide e riflessioni.

«Questa questione del mediterraneo rappresenta quello che faccio, sono contento di essere al festival, un incontro di tante culture e tante prospettive. Io lavoro con l’immagine in movimento, per me il cinema non è solo una storia. L’idea iniziale era fare un documentario ma alla fine ho scelto la fiction. Mi sono recato nel luogo che vedete, in Spagna, è un posto dove vivono roman, persone, la comunità è completamente spostata dal centro e non hanno luce da tre anni, la municipalità ha tagliato anche l’elettricità perché vuole mandarli via con la forza, sono molto discriminati ed è presente un mercato di droga molto pesante. Entrato ho capito che per poter lavorare lì e fare un buon film non si sarebbe trattato di un lavoro di un regista che arriva e fa semplicemente la sua arte, ma si deve capire la comunità, sono anche un attivista quindi non ho potuto ignorare questo fatto. Come dice Pasolini è importante che il film abbia la prospettiva del personaggio, comincia a avere senso quando tutto diventa parte del personaggio. Per me quello dei bambini è uno sguardo che ha la capacità di meraviglia, quindi si vede il bello anche in un posto molto oscuro, per quello li ho scelti come protagonisti. Giocavamo e abbiamo creato un marchio preciso dove loro avevano la libertà e costruivano insieme anche molti dialoghi. L’arte si può fare anche in un posto in cui la gente non ha accesso a essa. L’idea era catturare l’mmagine di un bambino che chiede la sua infanzia quando questa gli sfugge via.»

Guillermo Garcia Lopez

Vi aspettiamo oggi per la proiezione dell’opera prima di Tommaso Santambrogio, Gli Oceani sono i nuovi Continenti, per concludere il festival in bellezza con il nostro tradizionale concerto, leggi qui il programma completo!

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