Halil trascorre le sue notti in una torre di guardia in attesa di un nemico che non arriva, finché all’improvviso strane luci appaiono all’orizzonte.
Il cortometraggio del regista libanese racconta la quotidianità di un giovane soldato costretto a vigilare dalla sua torre di vedetta, posta sulla frontiera dell’enclave turca di Cipro. Un territorio di confine, un vero e proprio non-luogo, desolato e indisturbato, dove non accade nulla, e dove l’unico evento che irrompe nelle giornate ripetitive del soldato è la morte dei pettirossi contro le finestre della torre di avvistamento.
La narrazione di Cherri è scandita da numerose immagini metaforiche di morte e violenza, che trasmettono a intermittenza un senso di forte inquietudine. La stessa inquietudine che si ritrova nel volto del soldato, ormai alienato dalla vita militare e dalla ritualità del suo compito solitario di guardiano che lo consuma giorno dopo giorno. L’estrema stanchezza trasporta il giovane in un limbo tra dimensione reale e onirica, dove l’immaginazione diventa uno strumento di evasione che porta il soldato a scontrarsi con le sue paure.
Attraverso una messa in scena chirurgica e l’innesto di elementi in scenografia che richiamano la cultura e la storia cipriota, il regista riesce a restituire allo spettatore l’impazienza e la follia degli scenari bellici, facendo sì che questi non possa far altro che chiedersi se ciò che osserva è reale o frutto della fantasia di un protagonista logorato dall’attesa di un qualcosa che si augura possa non arrivare mai.
Con The Watchman Cherri vuole indagare i traumi che i conflitti di riconoscimento recano all’uomo e all’ambiente circostante, sottolineando come il potere dell’immaginazione sia più forte di una qualsiasi arma in una qualsiasi guerra.
Di Luca Pinna

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