Recensioni

Phoebe di Vaggelio Soumeli (Grecia, Cipro, 2024)

Phoebe di Vaggelio Soumeli (Grecia, Cipro, 2024)

Phoebe, da poco uscita dal centro di riabilitazione, va a visitare con il figlio il compagno Christos in prigione. Speranzosa di iniziare una nuova vita, Christos le chiederà invece di svolgere un lavoro che metterà la giovane donna davanti a un bivio.

 

Una giovane donna e un bambino viaggiano in auto. Alle spalle, la corte dove è da poco riuscita a riottenere la custodia del figlio, davanti il carcere dove è rinchiuso il compagno Christos. Già dalle prime scene del corto, prima di salire in macchina, il bambino disegnando la sua famiglia non include il padre. Poco dopo anche uno degli assistenti del centro di riabilitazione consiglia a Phoebe di non andare subito da Christos, dicendole che forse è una decisione affrettata.

 

Christos, ancora fuori campo, nonostante sia la destinazione del viaggio dei protagonisti sembra dall’inizio evocare un passato oscuro, piuttosto che la possibilità di un futuro luminoso. La speranza e l’impegno di Phoebe per conquistare una nuova vita sembrano però cancellare quei dubbi, e la giovane donna continua a procedere spedita verso la sua direzione in mezzo a varie telefonate che via via mostrano delle ombre di dubbio avvolgere il suo volto.

 

La narrazione di Phoebe è sviluppata su una linea retta. I personaggi, principalmente ripresi di profilo mentre guidano o osservano il paesaggio, occupano l’intero formato quadrato in un costante contrasto tra lo spazio interno ed esterno al veicolo. Particolarmente interessante dal punto di vista del montaggio, è il rovesciamento continuo di campo nelle inquadrature di Phoebe rispetto a quelle del figlio mentre si trovano nella stessa macchina.

 

Se Phoebe infatti sembra muoversi in avanti, con il volto rivolto verso destra, il bambino sembra quasi spostarsi all’indietro, con lo sguardo verso sinistra. I due personaggi, nonostante si trovino nello stesso veicolo e si stiano recando nello stesso posto, sembrano viaggiare in due direzioni diverse, la prima illusa nella possibilità di una nuova vita, il secondo nella realizzazione della figura assente e negativa del padre.

 

Una volta arrivati in prigione Christos si mostra freddo, indifferente e calcolatore. Chiede a Phoebe di fare un ultimo lavoro, un lavoro che la donna conosce bene. Sembra l’ultimo di una lunga serie di ultimi lavori, che pone la donna di fronte a una scelta: cedere alla richiesta del compagno nella speranza di ricominciare una vita assieme ma rischiando di perdere tutto ciò per cui ha lottato finora, o continuare nella strada virtuosa che l’ha portata fuori dalle sue dipendenze e che le ha permesso di riabbracciare il figlio?

 

La scelta finale di Phoebe, dopo l’attesa ansiosa ripresa dall’interno della macchina e attraverso il finestrino mentre fuma una sigaretta, si accompagna a un cambio di prospettiva che sposta l’inquadratura finale dal profilo della donna a uno sguardo frontale che la vede proseguire nella stessa direzione del figlio, lontana dagli spettri del passato. Finalmente libera, va tutto bene. Phoebe è pronta per una nuova vita.

 

Mario Monopoli

Comments are closed