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Sabato 2 dicembre – Una prima giornata di emozioni e condivisione, alla scoperta del cinema mediterraneo.

Sabato 2 dicembre – Una prima giornata di emozioni e condivisione, alla scoperta del cinema mediterraneo.

La prima giornata della diciannovesima edizione di Passaggi d’autore: Intrecci Mediterranei ha dato inizio al festival anche quest’anno,  dando il via al programma ampio e ricco di proiezioni provenienti da tutto il Mediterraneo.«È importante ricordarsi che il cinema sia anche un atto politico, ci racconta storie di uomini, donne e persone che si cercano di emancipare e inventano una nuova realtà oltre i confini linguistici, militari e geografici.»

Con questa importante affermazione aprono il festival Marta Bulgherini, presentando il focus di quest’anno sulla cinematografia Turca e le collaborazioni con i due festival di Sarajevo e Clermont Ferrand.

A intervenire sul palco è poi Luciano Cauli, uno dei fondatori del festival che quest’anno arriva ormai alla sua “maggiore età”.

«Siamo ancora giovani ma dobbiamo diventare adulti, continuiamo la nostra ricerca che ci porta a scoprire dei talenti, quest’anno avremo infatti due opere prime. Ringrazio la Regione Sardegna, l’Assessorato alla Cultura e il Comune di Sant’Antioco.»

Il direttore artistico Ado Hasanović con la presentatrice del festival Marta Bulgherini.

Notevole l’intervento del sindaco Ignazio Locci che quest’anno partecipa per la sesta volta al festival in quanto tale.

«Sto crescendo anche io col festival, siamo convinti che il cinema sia una delle espressioni artistiche che più di tutte ci dà l’occasione di confrontarci con noi stessi nel silenzio, mentre siamo travolti dalla confusione del mondo odierno. Grazie a chi lo fa e lo crea, vogliamo lavorare alla crescita della nostra comunità e anche il cinema e queste occasioni rappresentano un momento di richiamo per il nostro territorio. Questa era una piazza importante per l’arte ed è un luogo dove esercitare le nostre arti ancora oggi: con il cinema.»

I ringraziamenti del sindaco vanno a Luciano Cauli e Dolores Calabrò che portano avanti questo lavoro e contribuiscono nello sviluppo di questo segmento nel territorio: «Sono sicuro che tanti fiori cresceranno rigogliosi». A terminare l’apertura prima delle proiezioni è il direttore artistico Ado Hasanović.

«Benvenuti al nostro festival e al vostro festival, io ci sono cresciuto e sono felice di lavorare con tutte le persone dello staff che ogni anno mi accompagnano. Mediterraneo significa mille cose insieme, sono tante civiltà, tante culture, tante tradizioni, diverse lingue e diversi modi di vivere, viaggeremo insieme per diversi paesi del Mediterraneo attraverso il cinema.»

Noel Keserwany

Presente ieri la regista Noel Keserwany che interviene dopo la proiezione in sala del suo film Les Chenilles, un film molto complesso, co diretto con la sorella Michelle Keserwany, la quale lo scritto. Oltre che partecipare alla direzione, vediamo Noel anche recitare nel film nel ruolo di una delle due protagoniste, ha lavorato con sua sorella in questo campo per dodici anni ma questo è stato il loro primo cortometraggio insieme.

«Io e mia sorella ci capiamo molto bene anche se siamo molto diverse, penso che siamo complementari, nel tempo stiamo strutturando come lavorare insieme sempre meglio. Per me è stata la prima volta come attrice e non lo avrei mai fatto se non con Michelle, mi fido di lei. Avevamo già in mente cosa fare già da prima di recarci sul set, volevamo rappresentare la colonizzazione presente in diversi paesi collegando la storia libanese dell’800 alla situazione politica di oggi, collegando passato e presente e rifacendoci anche alla nostra personale esperienza.» Con questo film, Noel e Michelle sono vincitrici del premio della Berlinale, uno dei riconoscimenti più importanti al mondo.

Erenik Beqiri e Marta Bulgherini.

Dopo la proiezione di A short trip interviene in sala il regista Erenik Beqiri, vincitore con questo film del premio della sezione Orizzonti al festival del cinema di Venezia. Beqiri afferma come per lui fare cinema sia semplicemente un’intuizione, lavora con le emozioni senza pensarci troppo.

«All’inizio volevo fare un film su una storia d’amore, ma poi ho cambiato storyline una volta arrivato alla parte dell’immigrazione, ho mescolato le due cose ed ecco il risultato. È nato tutto in maniera molto naturale. Quando scrivo un film e creo i personaggi mi ritrovo poi a scoprirli insieme a loro, è tutto un’intuizione. Non ho mai fatto i provini con gli attori, ho usato l’intuizione anche in quello! Do molto spazio agli attori anche sul set.»

Vorrebbe che il suo prossimo progetto fosse un lungometraggio e noi non possiamo che augurargli buona fortuna!

A dialogare in sala con Marta Bulgherini è stato anche Manuel Muñoz Rivas, regista del cortometraggio Aqueronte, collegato a distanza direttamente da Barcellona. Con la sua trasposizione cinematografica e moderna del traghettatore di anime, sostiene di non aver voluto raccontare la morte, ma la vita che va per tutti in una direzione che non ha un senso.

«Il viaggio nel vero traghetto durava solo quattro minuti, ho cercato di mettere assieme il tutto per far durare il viaggio di più, le riprese sono state fatte in diversi anni a causa della pandemia, ma ho dato l’illusione di un unico e lungo viaggio. Ho voluto coinvolgere nel cast la mia famiglia proprio perché potesse seguirmi di giorno in giorno senza problemi.»

Il film è stato girato sul fiume Guadalquivir a Sevilla, Rivas sta ora lavorando al finale del suo prossimo film nel quale vedremo nuovamente i suoi genitori, ma questa volta come protagonisti in un lavoro a metà tra documentario e fiction.

Frame dal film Tondex 2000 di Jean-Baptiste Leonetti

La serata si conclude con la presentazione da parte di Roger Gonin delle proiezioni selezionate dal festival di Clermont-Ferrand, di cui è fondatore. Sono stati proiettati in sala 5 film da 4 diversi paesi, tra cui Tondex 2000 di Jean-Baptiste Leonetti, ospite in sala.

«Non dirigi gli attori, li scegli, se scegli buoni attori per i personaggi che hai in mente non hai bisogno di dirigerli. Sylvan è un mio caro amico, lo conosco bene e sapevamo per certo sarebbe stato perfetto fin dall’inizio. La cosa più importante per me sono il ritmo e le emozioni, se funziona quello non può che venir fuori un ottimo lavoro. Ho voluto rappresentare con Sylvan una parte di noi che tutti abbiamo e nessuno ha il coraggio mostrare.»

Un inizio davvero entusiasmante e ricco di emozioni per questa diciannovesima edizione, si continua questa sera, clicca qui per leggere il programma completo!

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