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Sous Les Ruines (RECENSIONE)

Sous Les Ruines (RECENSIONE)

Sous Les Ruines, Nadhir Bouslama, Francia, 2025, 27’

Hedi torna in Tunisia per la prima volta dalla morte del padre per partecipare al
matrimonio della cugina Salma, con la quale un tempo aveva un profondo
legame. Dovrà affrontare il suo dolore irrisolto, la sua codardia e il suo desiderio
di redenzione.

Sous Les Ruines è un film sul ritorno a casa. Casa in termini di identità
individuale, del proprio passato e delle proprie origini, ma anche casa in
termini di identità nazionale, in cui Hedi, che ormai vive a Parigi da
diversi anni, torna in Tunisia, confrontandosi con usi e costumi che per
quanto siano suoi ormai sembrano non esserlo più. Ed è su questa
sensazione delicata e struggente che il regista Nadhir Bouslama,
formatosi nella prestigiosa scuola di cinema francese La Fémis, racconta
la storia di uno straniero in casa propria, in una storia di migrazione e
ritorno strettamente legata all’eredità coloniale tra Europa ed Africa.
Arrivato in sordina alle celebrazioni del matrimonio della cugina Salma,
Hedi sembra sempre separato dal resto dei familiari, sia in termini
narrativi che di messa in scena. Salma stessa, con cui un tempo
condivideva un forte legame, sembra non essere felice di rivederlo,
recriminando la sua fuga dopo la morte del padre. Come un fantasma
presente nella sua assenza, la figura paterna torna nei dialoghi e nelle
conversazioni con vari convitati che Hedi cerca goffamente di evitare,
aumentando la sua sensazione di disagio. Ed è nella casa del padre che
avviene la riconciliazione con la cugina, quando Hedi non riuscirà ad
aprirla con le sue chiavi e rabbioso cerca di pulire la spazzatura
accumulata e abbandonata davanti casa, travolto dai sensi di colpa verso
quel luogo di cui avrebbe dovuto prendersi cura ma che ormai sembra in
rovina.

Fuori posto nei confronti della sua famiglia, Hedi sembra fuori posto
anche verso quella cultura per cui la cugina Salma vuole sposarsi più in
termini di celebrazione collettiva e di passaggio alla vita adulta che per
amore effettivo verso il proprio futuro sposo, marcando un’ulteriore

differenza culturale tra la madrepatria e il luogo dove ormai Hedi ha
ricostruito la propria vita. Nell’assenza di punti di riferimento, Hedi
continuerà a vagare attorno al suo passato, mentre gli ospiti del
matrimonio, bardati di ricchi costumi tradizionali, attendono l’arrivo
della sposa, ricoperta da una dorata armatura.

Mario Monopoli

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