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Sparare alle angurie di Antonio Donato (Italia, 2024)

Sparare alle angurie di Antonio Donato (Italia, 2024)

Una riflessione sulla mascolinità e sulla fragilità che ci chiede di riflettere sulle nostre ipocrisie.

 

Federico è in vacanza con il padre e il fratello in un residence estivo nel nord della Sardegna, un luogo per la classe media in cui le apparenze contano molto. Il padre, Aurelio, è un ex-pilota militare, mentre il fratello, Saverio, è un giovane ossessionato dall’allenamento del proprio corpo. Con i loro atteggiamenti severi e distaccati fanno sentire Fede costantemente inadeguato. La madre non è più con loro, lasciando un immenso vuoto d’affetto nelle loro vite. Una sera però, invitati a cena dai vicini tedeschi, anche suo padre si lascerà andare rivelando le proprie fragilità.

 

Sparare alle angurie è il cortometraggio di diploma per la London Film School di Antonio Donato. È un cortometraggio semplice, lineare, con poche immagini ma un messaggio chiaro. Le inquadrature si susseguono con un bel ritmo, un’ambientazione spettacolare e una fotografia alla Robert Yeoman – Sahil Kotwan, il d.o.p., è stato infatti selezionato ai BAFTA Yugo 2023 per best cinematography. Tutto nella messa in scena sembra essere particolarmente fittizio, partendo dai colori fino ad arrivare agli atteggiamenti dei personaggi. Qualsiasi tipo di imperfezione o emotività viene nascosta dietro un culto ossessionante della mascolinità tossica. Di fronte al padre che va a caccia e al fratello che non smette un secondo di correre o fare piegamenti, Federico si sente un pesce fuor d’acqua. È timido, mingherlino, legge anziché allenarsi, non sa guidare e non sa cosa fare della sua vita. Suo padre direbbe forse che non è un vero uomo. Con il suo sguardo dolce è in continua ricerca di affetto, anche se riesce a ottenerlo soltanto da Cordelia, un’amica di famiglia in visita.

Un semplice gioco però, proposto dai vicini di casa durante una cena per conoscersi meglio, porta il padre Aurelio a riflettere sulla loro famiglia e sull’assenza della moglie. Questo lo porta a liberarsi dalla paure e addirittura a piangere di fronte ai figli. Da questo momento quasi catartico Federico capirà che le cose non vanno mai prese troppo seriamente. Tutti hanno infatti le proprie insicurezze e, nonostante ciò, bisogna essere consapevoli che comunque tutti continueranno a fingere. La nostra in fondo è una società fortemente basata sulla finzione. Con grande senso dell’ironia, alla fine Aurelio punta il fucile verso la quarta parete, e ci invita a riflettere sulle nostre ipocrisie: dietro la macchina da presa non ci sono infatti animali da uccidere, ma angurie.

 

Il cortometraggio con le sue atmosfere risulta essere complessivamente molto efficace. Le musiche, la narrazione e le tematiche affrontate lo rendono particolarmente attuale e originale. Tuttavia le tempistiche da cortometraggio non rendono giustizia ai personaggi. Lo sviluppo del personaggio di Aurelio, interpretato da Luigi di Fiore, risulta essere troppo repentino e poco giustificato. Non a caso Sparare alle angurie ha recentemente vinto il premio SIAE per il Miglior progetto Unbox Italia, riconoscimento che ha lo scopo di aiutare registi emergenti nello sviluppo dei loro cortometraggi in lungometraggi.

 

Vittoria Caporali

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