Nella cittadina di Lublich si diffonde una misteriosa malattia. Dopo diverse ricerche si arriva alla scoperta che una parola è diventata velenosa per l’umanità, ma nessuno sa quale sia. Nella disperata ricerca di una soluzione, l’essere umano affiderà la sua vita nelle mani delle macchine che riscriveranno la storia dell’umanità stessa.
Attraverso una vicenda fantascientifica che ha come suo fulcro la paranoia per un elemento che ha il potete di distruggere l’umanità e l’ossessione nella ricerca di una soluzione, Andrea Gatopulos vuole raccontare cosa succede all’essere umano quando decide di abbandonare i sentimenti in virtù del progresso e di un’esistenza votata alla produttività.
Il regista sceglie di raccontare una storia più piccola e personale all’interno di una macro storia che ha come posta in palio l’intera sopravvivenza del genere umano, per dimostrare come la vita pubblica e politica e quella privata si intreccino inesorabilmente. La storia d’amore che il protagonista cerca di vivere non può essere perseguita in un contesto decadente in cui il mondo abbandona i propri valori in virtù della paura e della sicurezza globale.
Le opere di Andrea Gatopoulos indagano spesso il rapporto tra sentimento umano e il mondo artificiale. In questo lavoro infatti ritroviamo molti dei punti fondamentali del suo cinema: la disillusione e la critica al progressismo più becero, il conflitto tra la condizione umana e il capitalismo, ma soprattutto l’uso che la società fa della tecnologia.
Per rafforzare il discorso infatti, il regista utilizza immagini create con l’intelligenza artificiale in modo da restituire la sensazione grottesca, alienante e fredda che solo le macchine sono in grado di dare.
The Eggregores’ Theory intende far riflettere lo spettatore sull’importanza di tutti quegli elementi che lo rendono umano e su come in un futuro prossimo essi possano essere soppiantati da una tecnologia a cui affidiamo a piene mani il nostro destino giorno dopo giorno in maniera inconsapevole.
Di Luca Pinna

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