Il cortometraggio ripercorre i fatti realmente accaduti del massacro di Štrpci, una stazione ferroviaria sulla linea Belgrado-Bar. È il 27 febbraio 1993, quando circa 20 civili vengono prelevati dal treno da un gruppo paramilitare serbo, noto come Le Aquile Bianche. Tutti i deportati sono bosniaco-musulmani, tranne Tomo (Dragan Mićanović), un ex militare croato fuori servizio. L’unico ad essersi opposto a questa barbarie tra i 500 passeggeri del treno, nel disarmante silenzio e terrore generale, non riuscendo a rimanere in silenzio di fronte all’ingiustizia.
Candidato agli Oscar e vincitore di svariati riconoscimenti internazionali, tra cui la Palma d’oro a Cannes e recentemente l’European Film Academy, Slijepčević riesce a far emergere in appena 14 minuti gli interminabili e terribili istanti realmente accaduti nella stazione ferroviaria di Štrpci, seguendo la vicenda e il coraggio di Tomo Buzov. 27 febbraio 1993. Un treno civile sulla linea Belgrado-Bar attraversava una Bosnia da poco indipendente, terra martoriata da conflitti decennali, quando si fermò in una piccola stazione ferroviaria. Qui, membri di una milizia serba salirono a bordo, chiedendo vagone per vagone l’etnia e l’identità religiosa di ogni passeggero. In quello che sarebbe passato alla storia come il massacro di Štrpci, oltre 20 uomini bosniaco-musulmani furono strappati via dai loro posti. Tra loro c’era anche Tomo Buzov, un ex capitano dell’Esercito nazionale jugoslavo (JNA). Non era musulmano, ma fu l’unico tra più di 500 passeggeri a opporsi con coraggio alla ferocia di quella pulizia etnica. Tentò di proteggere un giovane bosniaco-musulmano che, proprio grazie al suo gesto, venne risparmiato. Le vittime furono condotte in una località vicina, giustiziati e i loro corpi gettati nel fiume Drina.
La forza di quest’opera risiede nella capacità di universalizzare un crimine storico: non esiste un vero protagonista, perché il regista riesce a coinvolgerci tutti. Siamo i criminali, le vittime, ma soprattutto i testimoni. Difatti i punti di vista cambiano costantemente: inizialmente siamo un passeggero croato che, nel tentativo di difendere un uomo senza documenti, finisce per rimanere in silenzio. Attraverso eleganti movimenti di macchina e riprese ravvicinate, nella claustrofobica cabina di un vecchio treno, ci chiediamo costantemente quale sarebbe la cosa giusta da fare. Tomo, un ex militare croato fuori servizio, in viaggio verso il figlio, sa che la cosa giusta è non restare in silenzio, ma opporsi alla feroce pulizia etnica di quei tempi. Eppure non può immaginare che quelle parole di coraggio gli costeranno la vita. Il cortometraggio utilizza pochi ma incisivi dialoghi, capaci di restituire tutta la tensione che riempie la cabina e si espande nei cuori dei passeggeri. Tutti e 500, tranne Tomo, scelsero il silenzio. Un gesto che ci fa riflettere profondamente e ci riporta alle tragedie del mondo contemporaneo: cosa avremmo fatto noi in una situazione simile? Che mondo sarebbe se tutti noi, anche solo una volta, avessimo il coraggio di essere Tomo?
di Ailen Pasos

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