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The Meatseller di Margherita Giusti (Italia, 2023)

The Meatseller di Margherita Giusti (Italia, 2023)

Il suggestivo racconto del viaggio per arrivare in Italia di una giovane ragazza nigeriana che voleva diventare macellaia come la madre. Usando l’animazione, la preparazione della carne bovina diventa una forte metafora visiva delle varie violenze che la ragazza ha subito in questa immigrazione. Un’integrazione tra il linguaggio animato e il documentario per una storia dolorosa nel contenuto ma affascinante per la sua forza formale ed espressiva.

 

The Meatseller è un documentario che segue il racconto autobiografico narrato in prima persona da Selinna Ajamikoko. La struttura narrativa è scandita in tre atti, suddivisi geograficamente e temporalmente: a Warri conosciamo Selinna bambina, il suo sogno, il suo rapporto con la madre e come la morte del padre abbia influito sulla loro condizione economica; da quindicenne, inizia il viaggio per l’Italia attraversando varie città africane dove vive ricatti, prigionia e violenze fisiche per almeno un anno; concludiamo con il suo arrivo in Italia, dove racconta il suo modo di approcciarsi a ricordi e traumi di quel viaggio.
La storia di Selinna, dalle sue parole, viene rievocata tramite l’animazione. La regista, Margherita Giusti, sfrutta abilmente il mezzo trovando una maniera poco convenzionale di risaltare le emozioni trasmesse dal racconto e dandogli nuovi significati. Formalmente gioca molto sul rapporto tra i pieni e i vuoti: gli elementi che compongono le immagini tendono a essere graficamente poco descritti. Per la maggior parte del tempo, personaggi e figure, sono tracciati da un tratto sottile, trasparente al suo interno, riempito dagli sfondi, fatti invece di grosse chiazze di colore.
In netto contrasto visivo ci sono gli antagonisti di Selinna, riempiti di una tinta unita nera come il patrigno o il cui tratto sottile si è accentuato e moltiplicato fino a riempire il corpo del personaggio, come Joy, che l’avvia al viaggio, o i “lupi” che la violentano. Anche nei momenti di paura o di violenza il tratto della scena si fa più grosso e gli elementi si uniscono e confondono tra loro. Ed è anche questo dinamismo delle forme ad alimentare il senso di leggerezza delle figure: quasi a ogni cambio inquadratura, gli elementi della precedente si aggregano e si riformano nella successiva, come se non ci fosse mai un vero stacco, come se ci fosse una continua metamorfosi delle stesse forme.
Ciò che confligge di più con il senso etereo di questo stile animato sono un’azione e alcuni elementi visivi, che ritornano spesso e sono associati alla diegesi, un’allegoria di ciò che Selinna subisce: la preparazione della carne bovina. Un gesto che fa parte della conoscenza della protagonista per il suo futuro lavoro da macellaia ma che è anche espressione di come viene considerata da chi la dovrebbe portare in Italia: è solo una mucca da macellare. L’idea assume potenza grazie alla sua eccezionalità rispetto allo stile del corto: contro il senso di astrazione delle figure e di un’ambientazione graficamente appena accennate, i tagli della preparazione della carne bovina sono rappresentati come figure piene e descritti visivamente nel dettaglio.
Contro l’incorporeità formale, al centro della narrazione c’è una metafora molto concreta e materica: una massiccia mucca o un pezzo di manzo a cui vengono tagliati pezzi di pelle o carne per poter essere divorati contro la loro volontà. Una ricerca di se stessi che non può emanciparsi dalla propria corporeità.

Di Giulio Patuanelli

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