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Un saluto da Sarajevo Film Festival con Barbara Zemljic

Un saluto da Sarajevo Film Festival con Barbara Zemljic

Nella serata di mercoledì 6 dicembre è stata proiettata al festival  una selezione tra i cortometraggi più importanti di quest’anno direttamente da Sarajevo Film Festival, uno tra i film festival più conosciuto del sud-est europeo. Tra questi il film diretto da Barbara Zemljic, Kako sem se naučila obešati perilo (How I Learned to Hang Laundry), ospite con noi in sala proiezioni. Un film che parla di un incontro tra le due protagoniste, della relazione tra di loro e di come sia nata una forte amicizia o forse qualcosa di più.

«Questo è il primo film che non scritto, ma solo diretto. La sceneggiatura era ottima e il titolo era già pronto, si tratta di un lavoro di una mia studentessa, io insegno all’accademia di cinema nella mia città. Per lei questa era una storia molto personale essendo ispirata a fatti realmente accaduti e quando le abbiamo fatto i complimenti e chiesto se potevamo dirigerlo non era molto convinta. Ha cambiato idea dopo 6 mesi ed è rimasta stupita del lavoro sostenendo che fosse meglio di quello che si sarebbe aspettata!»

Racconta poi del rapporto con l’attrice protagonista con cui ha lavorato assieme a teatro, essendo già amiche e conoscendosi da tempo il lavoro sul set è venuto naturale e si è retto sulla fiducia reciproca.

Barbara Zemljic

«Lei è un talento, una persona fantastica, siamo amiche, il ruolo era scritto per una ragazza molto più giovane ma la conoscevo già e quindi ho pensato lei potesse essere perfetta e poteva anche raccontarci un vissuto più pesante. Io ancora oggi non riesco a credere a ciò che abbiamo realizzato, è stato un lavoro basato sulla fiducia e non ho dovuto fare tanto altro per permettere che funzionasse. Lo script era ben scritto e mi ha lasciato un sacco di spazio, penso sia molto importante, il team era combinato bene, abbiamo lavorato come si deve e ci fidavamo l’uno dell’altro. Anche mentre stavo scegliendo gli altri attori ho basato la scelta sulla fiducia e su come potessi lavorare al meglio con loro. La definirei una situazione benedetta talmente ci siamo trovati bene. Quando l’attrice ha visto il cortometraggio ha detto “Oddio sono così pazza?” e le ho semplicemente risposto che quanto ti fidi della persona che ti sta dirigendo, ti sposti verso dei limiti che non avevi considerato. In un certo senso questo è un film politico, a dedicato a questa giovane generazione e alle sue difficoltà, all’ incertezza del futuro. Proprio per questo con la telecamera cercavo di sostenere in qualche modo il personaggio nella sua ricerca della stabilità. Penso lo spettatore possa sentire l’onestà di questo lavoro!».

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