Un uomo corre in groppa a un cavallo in lontananza, ma la sua corsa sembra stanca, lenta, non sufficiente per il regista. Il cavallo è troppo vecchio per il cinema, non è più adatto a scene d’azione e a corse senza fiato. La produzione cerca di drogarlo pur di poterlo ancora usare, ma alla fine non lo ritiene comunque più utile e l’animale viene portato al macello. Due uomini della troupe lo salveranno dal suo destino, dove finalmente libero può tornare a correre.
Dal nome della raccolta del poeta palestinese Mahmoud Darwish, Why Did You Leave The Horse Alone? racconta in poco più di otto minuti una storia universale in cui si può cogliere una metafora della vecchiaia, dei rapporti di potere tra padrone e lavoratore, tra umano e natura, della schiavitù, alienazione e libertà.
Il richiamo a La Fattoria degli Animali di George Orwell è evidente anche a livello visivo, sia nella parziale eliminazione dei volti dei personaggi umani, che si ritrovano spesso fuori fuoco, distanti o tagliati fuori dall’inquadratura, sia nella somiglianza della descrizione del carro da macello che porterà nel libro Gondrano (Boxer in lingua originale) verso la sua morte, al camioncino che nel corto accoglie il vecchio animale.
Gondrano, il prode cavallo lavoratore alter ego di Aleksej Grigór’evič Stachánov, simbolo della rivoluzione sovietica e del proletariato agricolo che si converte al settore secondario, dopo una vita a lavorare più del dovuto viene abbandonato e portato al macello come se niente fosse da quegli stessi leader che lo avevano celebrato. Se però Gondrano muore nel passaggio dall’economia agricola a quella industriale, il cavallo di Why did You Leave the Horse Alone? viene portato al macello per il cinema, per un cinema svuotato del suo significato di arte per diventare mero strumento economico e di intrattenimento. Per il nostro intrattenimento.
E quindi la storia di un vecchio cavallo portato verso la sua morte diventa una metafora del lavoratore nel sistema economico neoliberale occidentale, in cui dietro al volto sorridente del marketing, del turismo, della serialità televisiva e del cinema avviene quotidianamente un sopruso dietro le quinte. D’altronde, come nota anche Jean Baudrillard ne La Società dei Consumi, il volto del tardo capitalismo è quello del sorriso istituzionale, del gadget, della vetrina, piuttosto che dello specchio.
Il protagonista è alienato, forzato, privato della sua volontà, drogato, in un business dai ritmi sempre più serrati che porta alla trasformazione dell’io in uno strumento, parte di una performance permanente in cui non c’è tempo per riposarsi tra una scena e l’altra. Stiamo ancora parlando di un cavallo?
Il cavallo in scena di Why Did You Leave The Horse Alone?, a differenza di Gondrano, non muore. Viene salvato. Nella scena finale in cui finalmente è liberato dal giogo dell’economia dell’intrattenimento, il cavallo corre verso l’orizzonte, cosa che in precedenza quando gli veniva chiesto in scena non riusciva a fare.
Lo sguardo del regista marocchino Faouzi Bensaïdi riprende inizialmente quello del cinema classico Hollywoodiano, dal western alla John Ford al kolossal Lawrence d’Arabia, con campi larghissimi che mostrano i protagonisti in lontananza mentre vengono ripresi dalla troupe. Nel dietro le quinte invece lo sguardo si avvicina al cavallo protagonista con primissimi piani che fanno immediatamente pensare all’asino di Au Hasard Balthazar di Robert Bresson, indugiando sulla sofferenza e sulla sopraffazione dell’uomo nei confronti dell’animale.
Lo sguardo di Balthazar al circo che quasi attraversa lo schermo si ritrovano nel volto stanco del cavallo di Why Did You Leave The Horse Alone?, uno sguardo a cui in questo corto sembrano rispondere solo due personaggi membri minori della troupe, gli unici il cui volto viene ripreso nello stesso campo dell’animale mentre lo abbracciano. Forse hanno riconosciuto in quell’animale la loro condizione, attuale e futura, o forse hanno semplicemente provato un’emozione, cosa assente nelle parole e negli sguardi del regista e del produttore, che non incrociano mai quelli del cavallo mentre parlano di lui come un oggetto da usare e da tenere sotto controllo. Perché se lasciato da solo potrebbe tornare vivo.
Mario Monopoli

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