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Zavvo Nicolosi – Un focus sul videoclip musicale d’autore in dialogo con Bruno Di Marino

Zavvo Nicolosi – Un focus sul videoclip musicale d’autore in dialogo con Bruno Di Marino

Ogni anno Bruno Di Marino, storico dell’immagina in movimento, porta al festival un ospite del mondo del music video, alternando i loro dialoghi a alle immagini. Per lui questo è il quinto anno al festival e per questa diciannovesima edizione lo troviamo insieme a Zavvo Nicolosi, regista di videoclip musicali, tra cui Musica Leggerissima, e autore, quest’anno, del suo primo lungometraggio La Primavera della mia Vita.

Oltre a fare il regista di videoclip Zavvo Nicolosi è anche psichiatra, nonostante abbia sospeso la sua attività è possibile trovare tracce dei suoi studi anche in alcune sue opere audiovisive che grazie al suo tocco brillante si trasformano in qualcosa di davvero unico nel loro genere con un marchio inconfondibile. Zavvo lavora ormai da tempo con Colapesce e Dimartino, due pop star che hanno avuto un grosso successo al festival di Sanremo 2021, il videoclip di Musica Leggerissima arriva oggi a 96 milioni di visualizzazioni. Zavvo racconta della sua piccola casa di produzione sicula, Ground’s Oranges, traduzione maccheronica di un’espressione della sua zona che significa “arance a terra”, ossia gli scarti, considerazione che si ha dell’arte dalle sue parti. Il lavoro di Nicolosi è invece la dimostrazione che anche al Sud Italia si possa creare un polo produttivo sul music video, proprio come in città grandi come Roma o Milano, ulteriore prova della sua volontà di fare dell’arte la sua vita è l’uscita quest’anno del suo primo lungometraggio, La primavera della mia vita, disponibile su Prime Video e Sky con protagonisti proprio Colapesce e Dimartino.

L’intervento con Di Marino inizia con la proiezione del videoclip Prefunerale con protagonista Luigi Virgillito, un modo per prendere in giro la moda dei prediciottesimi, «Una deriva che aveva preso la società in quel periodo lì, per non parlare dei video trash pre matrimoniali..così mi son detto: perché non fare un video di un prefunerale? Avevo la persona giusta per una cosa del genere, al meridione entrare dentro una bara non è sicuramente facilissimo a causa della superstizione, il signore che vedete protagonista aveva invece acquistato un carro funebre per fare il cretino con gli amici, usciva a Taormina guidandolo! Una volta lo fermarono i carabinieri e un suo amico uscì davanti a loro dalla bara finta che trasportavano, questo è il personaggio, per intenderci. La cosa curiosa è che morì quasi subito dopo le riprese. Sembra quasi un video pre funerale per davvero, io non credo alle coincidenze e non sono superstizioso, ma questa vicenda è stata abbastanza assurda!»

I lavori di Zavvo sono differenti dal resto d’Italia, c’è sempre dell’autoironia, cosa che manca molto nel paese, soprattutto al nord, ci sono molti preconcetti nel videoclip e nel cinema, c’è paura di sperimentare e di essere giudicati, caratteristica assente nei suoi lavori che lo rende sicuramente un artista molto libero e con il potere di attingere da ciò che desidera.

Zavvo Nicolosi

«Una volta mi hanno detto che sono una specie di frullatore dentro cui puoi mettere qualunque cosa e poi non sai cosa esce. Per me è stato un bellissimo complimento, perché è esattamente quello che voglio fare quando creo qualcosa!»

Si prosegue con la proiezione di Maledetti Italiani, videoclip girato nello studio di un architetto e artista catanese di nome Jacopo Leone, fu il primo video per Colapesce per il suo singolo di apertura dell’album Ecomostro.

«Inizialmente Lorenzo voleva stampare foto di personaggi italiani senza dare un giudizio e lasciando la scelta al pubblico, li voleva in dei manifesti mentre degli studenti passavano a strapparli, ma sembrava tutto macchinoso ed elaborato. Così gli ho detto: perché non facciamo qualcosa che faccia arrabbiare il pubblico? Il messaggio del video voleva essere: facciamo tabula rasa del bene e del male che c’è stato, dato che noi italiani ci vantiamo di un passato glorioso che ormai manca da una vita. Quando il video uscì partirono le polemiche ma la gente si focalizzò sul fatto che il bambino fosse nero, come se non potesse essere italiano a causa di ciò, assurdo! Insomma, ottenemmo il gioco che volevamo, siamo riusciti nell’intento. […] Ho sempre pensato che i miei videoclip fossero una sorta di palestra per poi arrivare cinema, li volevo realizzare nella speranza di fare un giorno un film, ho utilizzato i video come un allenamento cercando di farli uno diverso dall’altro.»

Bruno Di marino propone poi la proiezione del videoclip L’altra guancia, in cui i riferimenti al melodramma italiano degli anni 50 dimostrano come in un videoclip si possa fare di tutto. Il video si presenta in 4:3 e bianco e nero, a tratti hitcockiano, racconta la storia insolita dell’amore tra due donne nella Sicilia degli anni 60, terminando con il femminicidio per mano di terzi coinvolgendo anche la malavita.

«Volevamo raccontare una storia che fosse diversa, l’artista deve sempre essere d’accordo con il video e anche la casa discografica, normalmente gli artisti vogliono apparire ed essere al centro, invece Colapesce è sempre stato disponibile a sperimentare con i video insieme a noi e se l’artista non ti permette di farlo nemmeno tu puoi crescere come regista. Ci sono registi che semplicemente seguono lo script per il musicista, noi invece abbiamo avuto una visione autoriale, per questo non accetto tutti i lavori, dico molti “no”, perché molti ti affidano i lavori solo perché pensano tu sia sulla cresta dell’onda in un determinato periodo, ma se mi appioppano un artista che non condivide la mia visione non ha senso! Definisco per questo i nostri video sia masochisti che nichilisti, anche perché i soldi che ci danno li investiamo solo ed esclusivamente per realizzare al meglio il prodotto.»

Con la proiezione di Maometto a Milano Nicolosi racconta di come abbia coinvolto nelle riprese tutti attori siculi, sicuramente ottimi per la somiglianza e i canoni estetici che necessitava per un video del genere. Nel videoclip utilizza anche una tecnica vista e rivista «Imparai una tecnica di sceneggiatura chiamata “l’arena”, prendete Romeo e Giulietta, finisce con la morte di entrambi, nel mio caso si trattava di una coppia gay, questo per dirvi che ci sono momenti in cui uno non inventa niente di nuovo. Ridley Scott per vendere Alien disse “Immaginatevi Lo squalo nello spazio!” ed è esattamente quello che è Alien. Il principio è lo stesso.» 

La discussione prosegue con le proiezioni di Domenica Amara dei Canova e Vinavil di Giorgio Poi per proseguire con Canadian Ranger dei Fitness Forever, spaziando tra aneddoti sulla generazione millennial e l’amore per l’universo giapponese, tutti elementi presenti nella personalità del regista che vengono riportati nei suoi personalissimi videoclip.

Zavvo Nicolosi e Bruno Di Marino

«Una cosa che io detesto da regista siculo è che la Sicilia venga sempre relegata a un determinato immaginario, la mafia, Dolce&Gabbana, il polipo sulla spiaggia, un immaginario alla White Lotus. Invece credo che sia giusto che la Sicilia si apra verso altri stili, anche cose come i Power Rangers, Ironman o che so io, si può fare tutto e variare se uno lo vuole!»

Dopo la visione di Totale di Colapesce, Zavvo Nicolosi spiega come abbia giocato sulle credenze del pubblico alla visione del videoclip «Questo io lo definiscono specchietto per le allodole, quando abbiamo fatto questo video abbiamo scelto di pisciare fuori dal vaso, volevamo fare qualcosa che appena viene visto facesse pensare “Ma quanti soldi hanno speso?!”. Di norma si va a risparmio nei videoclip, ve lo dico; abbiamo dedicato una decina di giorni alla creazione di questo video, non appena è uscito molti artisti ci hanno contattato chiedendo da dove fosse uscito fuori. Prima di questo, non si era visto questo genere di video in Italia, ci siamo ispirati a un video di Kendrik Lamar che si rifaceva a delle foto di Gordon Parks. Musica leggerissima e splash sono figli di questo videoclip.»

Durante la serata non abbiamo rinunciato alla visione di una clip dal film La Primavera della mia Vita, nato dalla collaborazione con Colapesce e Dimartino che dopo il successo di Sanremo hanno sostenuto di voler realizzare un film, venendo presi sul serio dalle produzioni e realizzando successivamente il progetto con Zavvo. Si prosegue con la proiezione di Splash, “il secondo tempo di musica leggerissima” in merito al quale Nicolosi afferma «Dissi ai produttori:”non mi frega niente del video, faccio quello che volete, basta che mi facciate inserire la scena di Pippo Baudo del 97 insieme al tizio che voleva buttarsi!»

L’appuntamento si conclude con la proiezione di Musica Leggerissima, per chiudere in bellezza. Si riflette su come nonostante l’ironia presente negli ultimi due videoclip proiettati, entrambi portino a galla argomenti importanti e di impatto come la depressione e il peso delle aspettative della generazione passata che si è trasformato oggi nell’incubo dei millennials «È come se fossi incanalato in qualcosa che non hai chiesto, Splash parla anche i questa sensazione, i genitori non si accorgevano del figlio che aveva altri sogni, diciamo che si tratta del gemello cattivo di Musica Leggerissima.»

Quello di ieri è stato un appuntamento importante per questa diciannovesima edizione, ringraziamo Zavvo Nicolosi e Bruno Di Marino per il fantastico intervento e auguriamo a Zavvo di poter continuare a lavorare nel mondo del cinema oltre che proseguire con la realizzazione dei suoi unici e inconfondibili videoclip musicali!

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